10 Gen 2013

Silenzio, parla Darwin

Charles Darwin

Charles Darwin

Ogni tanto si torna a parlare del rapporto fra creazionismo ed evoluzionismo, quindi fra fede e e scienza. Nel mio piccolo, non ho mai capito perché i due concetti fossero incompatibili

A costituire problema, per me, era invece l’idea che l’evoluzione, che procede attraverso la selezione del più forte, stridesse con una concezione cristiana e solidaristica della vita e della società: come se il corso della natura escludesse l’amore e la morale…

Un illuminante saggio mi ha permesso di capire come nella sua forma più evoluta – è proprio il caso di dire – l’evoluzionismo si configuri come un superamanto della legge del più forte e sfoci nella nascita della cultura e dell’etica.

Ripropongo un articolo che ho scritto qualche tempo fa per Il nostro tempo su questi temi:

Due importanti anniversari, i 500 anni della scoperta del telescopio da parte di Galileo e i 200 anni dalla nascita di Darwin, ripropongono il rapporto fra fede e scienza, quanto mai attuale per le continue sfi de che la ricerca pone alla religione. Delle “incomprensioni” di cui furono vittime i due scienziati al loro tempo sappiamo molto e non è il caso di tornarci sopra. Vale solo la pena di ricordare che sul “caso Galileo” molto ha fatto, durante il suo pontifi cato, Giovanni Paolo II, avviando e portando a compimento un processo di riabilitazione del grande scienziato, compresa una richiesta di perdono per l’atteggiamento che la Chiesa ebbe nei suoi confronti. Ma è sul caso Darwin che  qui vogliamo concentrare la nostra attenzione.

La scoperta della legge dell’evoluzione attraverso la selezione naturale («L’origine della specie attraverso la selezione naturale» uscì nel 1859) è stata oggetto di quella che a noi, oggi, pare un colossale equivoco, che peraltro allunga i suoi retaggi fi no al presente. A molti ambienti religiosi l’affermazione che la natura si sviluppa per evoluzione risultò incompatibile con la dottrina cristiana, per il fatto che avrebbe escluso l’atto creatore da parte di Dio. Di qui la lunga e tenace contrapposizione fra evoluzionisti e creazionisti che per decenni ha infi ammato dibattiti e pubblicazioni. Ringraziando il cielo, oggi è abbastanza chiaro che l’evoluzionismo può essere serenamente accettato dai credenti, in quanto non elide affatto la possibilità che all’origine della vita ci sia la creazione. Che il creato avanzi per evoluzione, in altri termini, non esclude l’idea di un creatore. L’evoluzione è la modalità secondo la quale il creato procede.  Accostandoci serenamente ai risultati della ricerca dello scienziato inglese, ci sembra che emerga un altro nodo che, per le sue implicazioni, può rappresentare un problema per i credenti.

Ci spieghiamo. Assodato che la natura procede per evoluzione secondo la legge delle selezione naturale, ovvero la lotta per la sopravvivenza che fa prevalere gli organismi più attrezzati e più capaci di adattarsi all’ambiente su quelli più deboli, non possiamo non ravvisare in questa legge un tratto brutale, violento: il più forte ha la meglio sul più debole, il più capace vince a discapito del meno capace… In tutto ciò, colui che si è formato ai principi del Vangelo e della cultura cristiana non può non percepire un elemento “anticristiano”. Non costituisce un problema serio, per quanti credono che il comandamento assoluto sia quello dell’amore, che non solo non esclude nessuno, ma anzi si dirige in maniera privilegiata ai più deboli, agli “ultimi”, che il mondo proceda secondo una logica opposta? E poi, per riprendere Galileo, se il libro della natura rispecchia la grandezza del suo creatore, com’è possibile che porti impressa una legge tanto brutale?

Il quesito assume tutta la sua forza drammatica nel momento in cui il ragionamento si estende dalla sfera naturale a quella sociale, dalla natura alle relazioni umane. Per inciso, si noti che le teorie razziste o favorevoli all’eugenetica potrebbero trovare radicamento (e storicamente lo hanno trovato) in questo pensiero. Ad aiutarci a dare una riposta a tale interrogativo interviene un libro prezioso. Si intitola «Effetto Darwin» e l’ha scritto un fi losofo francese, Patrick Tort (Angelo Colla editore, pp. 200, euro 21). Tort tematizza e chiarisce una serie di punti della massima importanza. Intanto, vale la pena essere informati del fatto che Darwin per tutta la vita praticò la carità e il sostegno ai deboli. Inoltre si batté, ad esempio, perché i poveri avessero le stesse opportunità dei ricchi in fatto di procreazione. Era dunque in contraddizione con la sua stessa teoria? La sua biografia smentisce le sue scoperte? «Effetto Darwin» dimostra il contrario: lo fece in accordo con esse. Innanzitutto, è un errore pensare che Darwin accettasse di allargare i principi e gli effetti della sua teoria dal mondo naturale a quello sociale. C’è naturalmente una corrente di pensiero che, partendo dai suoi scritti, si è mossa in tale direzione, ed è il cosiddetto darwinismo sociale. Il che non equivale a dire che il naturalista inglese la pensasse così: al contrario, non ha mai autorizzato ad estendere sic et simpliciter la legge dell’evoluzione per selezione naturale alla sfera umana.

Quello che sostenne in proposito è una cosa diversa e al tempo stesso fondamentale. La selezione naturale non seleziona soltanto quelle variazioni organiche che meglio rispondono alle esigenze di adattamento e di cambiamento dell’ambiente, ma anche una serie di istinti sociali che, nel loro progredire, determinano la nascita di ciò che chiamiamo cultura e senso morale. Assistiamo insomma non solo a un’evoluzione biologica, ma anche un’evoluzione sociale, culturale e morale. E siamo così al punto decisivo: quanto più l’evoluzione “umana” si affi na, tanto più essa produce la civiltà, che tende a “ribellarsi” alla legge della selezione naturale, promuovendo la difesa del debole e degli ultimi. Il punto di partenza resta dunque, senza eccezioni, quello della legge naturale. Questa, tuttavia, non genera solo cambiamenti organici, ma anche sociali-culturali-morali, che hanno un effetto reversivo sulla stessa legge della selezione naturale da cui provengono, nel senso che tendono a negarla ed eliminarla. La selezione naturale produce la cultura, la cultura elimina la selezione naturale, in nome di una morale che eleva a valore non l’esclusione del debole, ma la sua protezione. La selezione naturale finisce con il rovesciarsi nel suo contrario.

Qui possiamo misurare la radicale distanza fra l’antropologia darwiniana e l’antropologia evoluzionista, che richiama astrattamente Darwin, tradendo però i suoi scritti e il suo pensiero. Come credenti che rispettano la libertà di ricerca delle scienze, che non chiudono gli occhi di fronte alle scoperte e che sono convinti che Dio non possa essere estraneo al corso della natura e della storia, contempliamo la spiegazione di Patrick Tort con stupore, gioia, commozione. Si ripete un fatto accaduto tante volte nella storia: soltanto molto tempo dopo l’emergere di una nuova “verità scientifi ca”, ne scopriamo il senso profondo e ci rendiamo conto che la fede è totalmente compatibile con il progresso e non ha paura della ricerca. Anzi, ancora una volta, grazie alla scienza, siamo nella condizione di ammirare quello straordinario libro che è il mondo della natura, scorgendovi lo sguardo di una trascendenza sapiente.

Questo è il link alla pagina de Il nostro tempo: www.ilnostrotempo.it/archiviopdf/2009/tempo_26/ILNTEMPO026G1Q_013.pdf

9 Gen 2013

Divina Commedia, Harry Potter e i bambini

Una delle illustrazioni di Antonio Vincenti.

Una delle illustrazioni di Antonio Vincenti.

Non mi ero reso conto di come la Divina Commedia, se opportunamente raccontata e illustrata, potesse essere uno straordinario libro per bambini. Ne ho avuto la prova in questi giorni. Ho utilizzato il volume edito dall’editrice Monti, illustrato da Antonio Vincenti e “spiegato” da Silvia Vecchini. Sia l’immagine che le fantastiche descrizioni dantesche hanno catturato e affascinato mio figlio di sette anni, meno quello di cinque (forse per lui è troppo presto).

Come potrebbe essere altrimenti? Il mondo fantastico, le creature mostruose, le invenzioni, in generale lo straordinario dispiego di fantasia, immaginazione e potenza visionaria del nostro genio sembrano concepite proprio per colpire la sensaibilità fanciullesca.

Certo, c’è lo scoglio del testo in versi. Per leggere in originale il testo dantesco occorre qualche anno in più, e nulla potrà mai sostituire la forza e la magia della poesia dantesca. Ma perché non preparare i ragazzi attraverso strumento di questo tipo?

Cerbero, le anime dannate, Caronte e tutto l’incredibile paesaggio letterario creato da Dante non hanno nulla da invidiare a Harry Potter e fratelli.

 

7 Gen 2013

Hai votato per le Primarie della cultura?

L'Italia, un puzzle da ricomporre.

L’Italia, un puzzle da ricomporre.

Meno di due mesi e saremo chiamati a votare. La speranza è in una politica che si riscopra – dopo gli inenarrabili scandali – servizio, visione di polis, soluzione dei problemi della gente… La mia personale speranza è che la cultura sia finalmente al centro dei programmitema su cui sono già intervenuto  – e che lo sia anche l’ambiente, che considero parte integrante della cultura stessa.

A tal proposito mi piace solttolineare la bella iniziativa del Fai (il sito è indicato nella sezione link del blog) che invita i cittadini a esprimere le proprie priorità in materia di difesa e valorizzazione dei nostri beni e del nostro patrimonio (cioè, non bisogna mai stancarsi di ripeterlo, della nostra identità, del nostro passato e del nostro futuro, della bellezza, dell’occupazione, di un vero e sano sviluppo, ecc.). I temi più ricorrenti verranno presentati come priorità della società e del Paese al prossimo Governo.

Mi sembra una bella idea: partecipiamo alle Primarie della cultura, facciamo sentire la nostra voce, aiutiamo il Paese a imboccare la strada giusta.

4 Gen 2013

Scandalosa Etty Hillesum

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Etty Hillesum in un fotomontaggio.

Ho concluso la lettura della versione integrale dei Diari di Etty Hillesum pubblicata da Adelphi. Che donna (credo che il complimento le farebbe davvero piacere…).

Confesso che mi hanno sorpreso e spiazzato i primi quaderni, quelli che documentano la relazione con il chirologo Julius Spier, che non avevo mai letto e che, forse, sono meno noti al pubblico. Certamente il rapporto con quest’uomo ha contribuito a forgiare la personalità e l’interiorità della ragazza.

Le straordinarie intuizioni concentrate negli ultimi quaderni – nei quali l’incombere della catastrofe nazista con le deportazioni si fa sempre più concreto e opprimente – trovano varie anticipazioni nelle pagine precedenti, che costituiscono una lunga preparazione allo stato d’animo e alle scelte finali. Il confronto con questi documenti eccezionali colpisce per la straordaria interiorità di Etty: in tempi di materialismo greve e piatto, riscoprire la vita e il pensiero di una donna che è riuscita a scandagliare la spiritualità del proprio animo come pochi altri nella storia sarebbe senz’altro utile. Come ho già detto nel post precedente dedicato alla Hillesum (vedi qui), la lucidità e la serenità con cui riuscì a vedere la presenza di Dio e la bellezza della vita anche nell’orrore più angosciososo rappresentano una lezione vorrei dire inimitabile. Quando dice che l’uomo occidentale – in ciò svantaggiato rispetto all’orientale –  fatica a cogliere le opportunità insite nell’esperienza del dolore e del male, sembra che parli di molti di noi, senz’altro di me.

Infinte le citazioni che vorrei condividere…

“L’unico modo che abbiamo di preparare questi tempi nuovi è di prepararli fin d’ora in noi stessi”.

“Esisterà pur sempre un pezzetto di cielo da poter guardare, e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera”.

“Ogni violenza nel mondo ha delle conseguenze, come ogni azione. Esistiamo per prendere su di noi un po’ del dolore del mondo offrendo il nostro petto, non per moltiplicarlo, facendo a nostra volta violenza”.

Se riportassi tutti i passaggi che ho sottolineato ed evidenziato durante la lettura, finerei con lo scrivere a mia volta un lungo libro. Mi limito a dare voce, nello spazio “Preghiere selvatiche del blog”, a un’intuizione “scandalosa” e sconvolgente di Etty. Sarebbe interessante studiare a fondo la sua teologia…

3 Gen 2013

La compagnia Colla fa sognare con Alì Baba

Ieri sono stato a vedere Alì Baba al Piccolo Teatro di Milano con Lucia. Che bello quando il capo dei ladroni ha detto “Apriti Sesamo” e la roccia si è aperta! I ladroni avevano portato tutti i tesori che avevano rubato lì dentro. Anche Alì Baba entra nella grotta dicendo “Apriti Sesamo” . Prende un po’ di soldi e una collana per sua moglie e li porta a casa. Ma il capo dei ladroni vuole riprendersi il suo tesoro e si fa invitare a casa di Alì Baba. Per fortuna lo salva la serva Morgana, bruciando i ladroni con l’olio bollente. Alla fine chiamano le guardie che portano in prigione il capo dei ladroni e Alì Baba e la sua famiglia fanno festa.

Mi è piaciuto tanto quando dicono “Apriti Sesamo”. Le marionette erano fatte molto bene. Il palazzo di Alì Baba era molto bello, gli animali anche. Questo spettacolo mi ha colpito più degli altri perché usavano le marionette fatte giuste. Mi piacerebbe andare ancora a vederle.

(Recensione di mio figlio Pietro, 7 anni, allo spettacolo Alì Baba della storica compania Colla, visto ieri al Piccolo di Milano, con la famiglia e gli amici Lucia, Lorenzo e Alice. Concordo con Pietro su tutto: portate i vostri bambini).

 

31 Dic 2012

L’augurio per il 2013: più cultura

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“L’Italia doro” di Luciano Fabro (1971).

Che cosa augurarci – a noi come Paese e come amanti delle degustazioni culturali – per il 2013?

L’augurio sorge spontaneo leggendo la classifica dei musei più visitati nel 2012. Per farla breve, nella top ten mondiale l’Italia non figura per nulla, nemmeno nelle posizioni finali. D’accordo, ai primi posti troviamo mostri sacri delle istituzioni culturali come il Louvre di Parigi (1° posto), il Metropolitan di New York (2° posto), il British Museum di Londra (3°posto). D’accordo, Francia, Stati Uniti e Inghilterra sono colossi politici, che sullo scacchiere mondiale contano ben più dell’Italia. Però…

Però 1: il nostro patrimonio culturale (e ambientale, non dimentichiamolo) è inferiore?

Però 2: non è che questi Paesi sanno fare più sistema di noi?

Però 3: non è che sanno valorizzare e promuovere quello che hanno meglio di noi?

Però 4: non è che credono e investono nella cultura più di noi?

Si dirà: sono nazioni più popolose della nostra e con un enorme flusso turistico. Appunto: molto si potrebbe ragionare sul legame fra denatalità e svilimento del nostro patrimonio culturale e ambientale (ovvero il disconoscimento della nostra identità originaria); e altrettanto si potrebbe dire quanto al continuo calo dei turisti che scelgono il Belpaese per le loro vacanze e i loro viaggi. Fra valorizzazione e investimento culturale e fiducia nel futuro esiste un legame profondo.

Quindi: l’augurio di un anno con più cultura, a tutti voi e al nostro Paese.

29 Dic 2012

L’isola di De Carlo è quasi un capolavoro

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“Eruzione dell’Etna” di Renato Guttuso.

Dunque, Villa Metaphora di Andrea De Carlo (Bompiani) è un capolavoro? Me lo ha chiesto ieri sera un amico, che aveva letto il mio appunto sul romanzo dello scrittore (vedi qui). Nel frattempo ho ultimato il libro, naturalmente, e la mia impressione è che siamo in presenza non di un capolavoro, forse (quelli arrivano dal “cielo”, si sa), ma di un ottimo romanzo sì.

Perché? Perché le oltre 900 pagine sono avvincenti e non annoiano mai; perché la scrittura di De Carlo è, al solito, felice e piacevole; perché ha scolpito, attraverso la galleria di personaggi che trascorre una vacanza nel resort di lusso sull’isola di Tari, fra la Sicilia e l’Africa, altrettanti modelli umani, se non antropologici, credibili e verificabili nella nostra esperienza quotidiana; perché i numerosi riferimenti all’attualità – che tengono fede all’aspetto metaforico dichiarato già nel titolo – sono stimolanti e godibili

Un altro elemento va sottolineato: una sorta di impegno civile che, benché non costituisca forse la ragione primaria dell’opera, traspare dalle pagine.

Qualcuno ha espresso opinioni diverse dalla mia. L’ultima edizione del Domenicale del Sole 24 Ore, ad esempio. Che è viziata, a mio parere, da un grosso limite: non ha colto l’ironia che l’autore ha voluto immettere, dalla prima all’ultima pagina, nel suo racconto. E’ questo sorriso nascosto a rendere plausibile il tutto e ad evitare che si risolva in un drammone pretenzioso.

Leggere per credere…

24 Dic 2012

Scommettiamo sul futuro (Lui l’ha fatto)

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Non si riflette mai abbastanza sul fatto che il Natale è la nascita di un Bambino: il fatto più naturale e al tempo stesso più sconvolgente del mondo. Tagore diceva: ogni bimbo che nasce ci fa sapere che Dio non è stanco dell’uomo.

Anche chi non ha fede, può vedere in questo evento un’irruzione del mistero nella vita, il farsi presente della Vita stessa. In un’intervista al Corriere della sera di sabato 22 dicembre, lo psicologo Massimo Ammaniti sottolineava che ogni nascita è un’apertura al futuro, tanto che la fortuna degli Stati, e le loro crisi, sono sempre collegate agli indici di natalità. E questa è una constatazione totalmente laica.

Ogni Bambino porta vita, sconquassa l’esistente, lo rinnova, “ricarica” il futuro, rompe gli equilibri, rende possibili nuove ipotesi, apre all’inconoscibile e all’imprevedibile. Dota il mondo di nuove energie e possibilità.

Sembra incredibile, ma è un Bambino a immettere effetti così diremponenti nel corso della storia.

Buon Natale.

19 Dic 2012

Luca Sapio, sembra afroamericano

Devo a un mio collaboratore la scoperta di un autore davvero interessante della nuova scena musicale italiana: Luca Sapio. Ha appena vinto il Premio per la musica indipendente con l’album Who Knows, e non si fatica a a capire perché. La sua abilità nel contaminare jazz, soul e blues è notevole; la voce intensa, profonda, da afroamericano…

Nell’intervista rilasciata a Famigliacristiana.it (vedi qui) lascia intendere da quale background di pensiero provenga la sua musica: quello che conta, dice, è essere persone vere, non rifilare al pubblico gadget musicali effimeri di cui non resterà nulla. Molto tristi le parole sull’Italia…

Una bella scoperta, davvero.

18 Dic 2012

A testa alta, noi figli della Costituzione

Roberto Benigni

Credo sia superfluo ogni commento. Due sole cosa vorrei sottolineare. La prima: il carattere costruttivo, propositivo, di stimolo e incentivo a creare una società giusta e con pari opportunità della nostra Costituzione. Benigni ha il merito di averlo a più riprese sottolineato: la Carta non è un insieme di divieti (non fare…), ma un continuo invito ai politici e ai cittadini di promuovere, edificare una società bella e vivibile per tutti. È il sogno di un Paese e di un mondo di diritti e opportunità.

La seconda: l’esaltazione di una politica nobile, alta, elegante, votata al bene comune, incarnata dai nostri padri costituenti. Di fronti ai quali i mestieranti di oggi stingono come squallidi nani.

(Grazie Benigni).

Chi sono

Sono nato a Vicenza nel 1968. Mi sono laureato in Filosofia a Padova con una tesi su Martin Heidegger, poi ho frequentato il Biennio di giornalismo dell’Ifg di Milano. Sono caporedattore e responsabile del settore Cultura e spettacoli di Famiglia Cristiana. Mi sto occupando di Filosofia per bambini e per comunità (P4C). [leggi tutto…]

Preghiere selvatiche

There's a blaze of light In every word It doesn't matter which you heard The holy or the broken Hallelujah
Leonard Cohen

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