24 Feb 2013

La piramide di Nicola Lecca

Nicola Lecca ritratto da Andrea Francesco Berni.

Nicola Lecca ritratto da Andrea Francesco Berni.

E’ una bella fiaba La piramide del caffè di Nicola Lecca (Mondadori): storia di Imi, un ragazzo che, uscito al compimento del 18° anno di età dall’orfanotrofio in cui era vissuto fino ad allota, realizza il suo sogno di vivere a Londra e di lavorare in un caffè. Il suo candore si scontrerà con le ferree logiche del business, ma un’insospettabile paladina rimetterà le cose a posto… (seguirà recensione su Famiglia Cristiana).

Diversi elementi rendono interessante l’autore e il suo libro. L’autore, per l’aver viaggiato e vissuto in mezzo mondo; per le sue precedenti e promettenti prove letterarie; per la grazia con cui costruisce la sua favola moderna; per la sensibilità con cui si è avvicinato, ha raccontato ed è rimasto legato all’orfanotrofio in cui si è realmente imbattuto… E qui siamo a questo suo ultimo romanzo, quasi la ricerca di una terza via fra idealismo e duro realismo…

Leggiamo nelle note come l’incontro con i bambini dell’orfanotrofio l’abbia toccato…

Uno scrittore giovane da cui possiamo attenderci ancora molto.

23 Feb 2013

Perché non possiamo non dirci stupidi

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Un dipinto di Botero, citato da Marrone nel suo saggio.

Senza offesa per nessuno, il titolo mi sembra la migliore sintesi di un saggio stimolante, benché non di facilissima lettura, che ho appena finito. Si tratta di Stupidità del semiologo Gianfranco Marrone (Bompiani). Un’indagine tutt’altro che scontata sulla cretineria, in cui si visitano autori come Barthes, Flaubert, Musil, Eco, Sciascia, Adorno…

Ecco, in breve, quel che mi è rimasto da questa lettura:

– si tende a pensare che lo stupido sia sempre l’altro

– invece lo siamo tutti, almeno in qualche campo, in qualche contesto (quello della stupidità parziale è una bella intuizione dell’autore)

– anziché contrapposte, stupidità e razionalità sono in un rapporto di continuo scambio, al centro di un’incessante oscillazione e inquinamento reciproco

– la stupidità è quindi insuperabile, l’unico atteggiamento possibile per non farsene dominare è quella ragionevolezza che limitatamente ne subisce il fascino, ma senza farsene soggiogare e imbrigliare definitivamente

– la stupidità sfugge a qualsiasi definizione, ma è certo che il fanatismo e la “mancata evoluzione” (Adorno), ovvero l’interruzione della crescita, della trasformazione di se stessi, la chiusura entro uno schema la evocano fortemente

13 Feb 2013

Karol e Joseph, la dignità dell’addio

Ratzinger con Wojtyla.

Ratzinger con Wojtyla.

L’uno ha scelto di portare la croce fino all’ultimo. Di fare della malattia la testimonianza dell’abbandono a Dio. Di manifestare la potenza della e nella fragilità, sull’esempio di Gesù Cristo, morto e risorto. Di contrastare la cultura imperante che non accetta limiti e impone la bellezza e la salute, sempre e ovunque. Di accogliere la morte come dimensione della vita, nella fede che non sia definitiva.

L’altro ha annunciato al mondo che non era più in grado di servire, come si deve, il popolo di Dio. E poiché il suo ministero non gli apparteneva, l’ha rimesso alla Chiesa. E poiché la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo, gli ha fatto spazio, se ne è fatto “radura”.

Due esempi diversi e ugualmente mirabili di umiltà, dignità, sequela al Maestro.

Quanto ognuno di noi – e a maggior ragione chi occupa un ruolo pubblico – può imparare dall’addio di questi due uomini.

8 Feb 2013

I consigli di Machiavelli all’elettore

Un ritratto di Machiavelli.

Un ritratto di Machiavelli.

Cinquecento anni fa, nel 1513, Niccolò Machivelli scrisse Il Principe, un trattato politico – definiamolo così – destinato appunto a chi deve governare. Per rivisitare o conoscere il pensiero di Machiavelli raccomando un testo davvero stimolante: Scegliere il principe di Maurizio Viroli, edito da Laterza. L’autore, docente di Teoria politica all’Università di Princeton e di Comunicazione politica all’Università della Svizzera italiana (Lugano), ha avuto una bella idea: rileggere il testo del grande pensatore attualizzandolo e trasformando tali attualizzazioni in consigli che lo stesso Machiavelli dà al cittadino elettore. Una bella idea, svolta con non minore competenza e brio.

Valga un esempio. Prendiamo il capitolo due del saggio. «Giudica alle mani, non agli occhi», si legge nel capolavoro del Cinquencento. «Ovvero: i politici si giudicano guardando i fatti e non le apparenze», traduce Viroli.  Meraviglioso…

Esiste un’indicazione più congrua dinanzi alla campagna elettorale a cui stiamo assistendo? E dato che ben pochi sono i volti realmente nuovi fra i candidati, non dovrebbe risultare difficile esaminare «i fatti», quello che hanno fatto quando erano al Governo, se hanno pensato all’interesse nazionale o a quello privato, se hanno aiutato il Paese a crescere o l’hanno fatto precipitare sull’orlo del baratro (non solo economico, ma anche morale e culturale), e non farsi irretire dalle apparenze, alle promesse di togliere questa o quella tassa…

1 Feb 2013

Filosofate bambini, filosofate

La bambina filosofica di Vanna Vinci.

La bambina filosofica di Vanna Vinci.

Mi ha molto appassionato in questi anni il tema della filosofia per i bambini, cioè praticata con i bambini. All’origine di questo interesse, c’è un semplice ragionamento: se la capacità di pensare in maniera critica e autonoma è uno dei più grandi beni dell’uomo, al punto che dovrebbe diventare un dovere per ogni sistema scolastico e un diritto inviolabile della persona, allora bisogna fare in modo che fin da quando si è piccoli la mente venga educata, allevata, coltivata, sviluppata, esercitata. E niente è meglio della filosofia a tal scopo.

A ciò si aggiunga una considerazione importante: il bambino è filosofo per natura. Come ci hanno insegnato i greci, è la meraviglia di fronte all’essere a suscitare la domanda. E la meraviglia è una delle caratteristiche fondamentali dell’infanzia. Ancora, c’è nella mente del bambino un’autentica attitudine al pensiero, alle domande, alla ricerca di risposte, che non va dispersa (si legga il bellissimo Il bambino filosofo di Alison Gopnik, Bollati Boringhieri).

Voglio qui ricordare due cose: che l’Unesco si è fatto promore di un appello, intitolato Filosofia, scuola di libertà, in cui raccomanda l’insegnamento della filosofia findalla scuola primaria; e che all’estero, ma anche in Italia, esistono molte esperienze interessanti, sulle quali ora non mi posso soffermare, ma su cui mi riprometto di tornare.

Segnalo almeno il volume Piccole ragioni. Filosofia con i bambini pubblicato da Cosimo Panini, che dà conto del lavoro compiuto dalla Fondazione Collegio San Carlo. Da sottolineare che contiene non solo utili contributi teorici sulla filosofia per i bambini, ma anche le tracce di alcuni percorsi di pratica filosofica con i bambini, sperimentati sul campo.

30 Gen 2013

La bellezza dell’abbastanza

Per una filosofia dell'abbastanza.

Per una filosofia dell’abbastanza.

Abbastanza è un concetto stimolante e suggestivo. Che cosa significa “abbastanza” (enough in inglese)? E che cosa indica, soprattutto? Va da sé che solo ciascun individuo può stabilire che cosa è abbastanza per sé: ciò che è abbastanza per me può essere troppo o troppo poco per te,  tanto nella vita spirituale e sentimentale, quanto in quella materiale.

In questi anni la categoria dell’abbastanza ha però vissuto un ritorno impetuoso: si parla, ad esempio, di “economia dell’abbastanza”, in opposizione alle tendenze consumistiche e alla logica che più si ha meglio è. Uno degli effetti della crisi è stato proprio quello di indurci a riscoprire il valore delle cose, rendendoci consapevoli che, a volte, aspiriamo al superfluo.

In quest’ottica segnalo l’uscita da Mondadori di Quanto è abbastanza, di Robert ed Edward Skidelsky, il primo docente di Politica economica a Warwick e autore – non a caso – di una monumentale biografia di Keynes, il secondo docente di Filosofia a Exter: bello che siano un padre e il figlio a riflettere insieme su questo tema. La domanda di fondo è: di che cosa abbiamo bisogno per essere felici? Di quanto denaro? Un discorso ampio, che porta a mettere in discussione ad esempio la “dittatura” del Pil (che avrà i suoi meriti in fatto di misurazione della produzione economica di un Paese, ma fallisce drammaticamente nel rilevare tutto ciò che dalla dimensione economica esula) e i nostri stili di vita.

Da tempo grandi economisti hanno dimostrato che, raggiunto un certo grado di benessere, la ricchezza non crea affatto felicità. Un dibattito a cui nessuno – individuo, comunità, istituzioni – si dovrebbe sottrarre.

24 Gen 2013

Pieno sole, piena arte

Un'illustrazione di "Pieno sole".

Un’illustrazione di “Pieno sole”.

Ho già avuto modo di dire che quello per i ragazzi è il più innovativo, dinamico e avanzato settore della narrativa. Soprattutto sul fronte delle illustrazioni si stanno conseguendo risultati straordinari. Se volete una prova clamorosa di questa idea, prendete in mano Pieno sole di Antoine Guilloppé (L’Ippocampo): non un libro, ma un’opera d’arte.

L’autore ha intagliato le pagine a pizzo e dorature, con effetti magnifici, di grande valore artistico. Nella sua brevità e concisione, anche il testo sa essere incisivo, creare attesa e sopresa finale, puntando sul tema più bello e antico: l’amore fra un uomo e una donna, nel paesaggio della savana.

21 Gen 2013

Ciaccio Montalto, la maggioranza degli onesti

Il giudice Montalto.

Il giudice Montalto.

Occupandomi della pubblicazione da parte di Sellerio di Esercizi di cronaca di Vincenzo Consolo, di cui ricorre oggi il primo anniversario della scomparsa, mi sono imbattuto nella figura del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. Uno dei tanti eroi semisconosciuti che popolano la nostra storia. Seguendo il processo al “Mostro di Marsala”, Consolo conobbe e divenne amico del giudice. Persona seria, intelligente, impegnata a servire lo Stato. Ben consapevole sia della possibilità che in quella losca vicenda fosse coinvolto qualche pezzo grosso, sia di rischiare la vita. Fu ucciso il 25 gennaio del 1983.

Quanto uomini del genere esistono nel nostro Paese? Morti nel silenzio, caduti nell’oblio, eppure figure centrali per la nostra democrazia. Mi piace pensare che siano l’avanguardia di una maggioranza silenziosa che, giorno dopo giorno, senza salire agli onori della cronaca, fa il proprio dovere, vive al meglio la propria vita e la propria professione, nel rispetto delle regole. Sì, questa gente è la maggioranza, quasi sempre soverchiata da una minoranza di faccendieri arroganti che non rispettano nulla, tanto meno la legge. Una maggioranza purtroppo senza voce, sola. Ma dobbiamo ricordarci che esiste, che fra i nostri “vicini” non ci sono solo farabutti dediti all’interesse personale a ogni costo, ma, soprattutto, gente per bene, normale e seria, che vive con dignità.

Il giudice Montalto ci ricorda tutto questo. E non è poco.

 

17 Gen 2013

Concerto per traffico, violino e orchestra

Metti un giorno in cui, a causa delle neve, per andare al lavoro devi lasciare a casa la moto e prendere la macchina. Ti immergi nel traffico, noioso, grigio, inutile. Cerchi una via d’uscita, materiale e metaforica. Vedi il lettore Cd e pensi che potrebbe essere quella la tua ancora di salvezza.

Partono le note di Meditazione in preghiera di Giovan Battista Viotti. Già, chi è? Un grande e affascinante personaggio della nostra storia musicale (1755-1824), genio del violino, ispirato compositore  che girò l’Europa e si trovò costretto a fare anche il commerciante di vino, nelle alterne vicende della vita. A far risuonare il “suo” violino è un maestro come Guido Rimonda, magistralmente accompagnato dall’Orchestra Camerata ducale.

Basta poco, e le strade, le macchine, il fumo che esce dalle marmitte a inquinare il mondo scompaiono. Sei in un’altra dimensione, quella di Viotti, quella della sua Meditazione, quella della musica, dello spirito. Quasi ti dispiace, adesso, quando il traffico corre via veloce. Vivi come una benedizione l’altrimenti odiato semaforo rosso: secondi preziosi per leggere il libretto e sapere di più di questo genio, capace di creare melodie così soavi.

Dopo Meditazione in preghiera, i Concerti per violino 22 e 24, bellissimi. E… Accidenti, sono già arrivato al lavoro!

(Violin Concertos, Decca).

14 Gen 2013

Pi, Ulisse, Giobbe e l’istinto di sopravvivenza

«Dio, ho perso la mia famiglia, ho perso tutto. Che cosa vuoi da me?». «Tu sia lodato per ogni cosa». Sono alcune delle frasi che Pi grida a Dio, mentre vaga con la sua barca in mezzo all’oceano. Ho visto il film di Ang Lee al cinema, tratto dal romanzo di Yann Martel, poco dopo che aveva fatto incetta di nomination agli Oscar, secondo solo a Lincoln di Steven Spielberg.

È un film che non lascia indifferente lo spettatore. Anziutto per la sua straordinaria potenza visiva (da sottolineare il ruolo di un italiano, Claudio Miranda, alla fotografia): sappiamo che la capacità visionaria di Ang Lee è stupefacente. Alcune sequenze sono fra le più emozionanti che io abbia mai visto al cinema.

Mi ha interessato molto la dimensione filosofica del film. Chi è Pi? Un moderno Ulisse, protagonista di un viaggio che sembra infinito, come le cose che gli insegna? Oppure, meglio, un moderno Giobbe, la cui fede viene provata a livelli sempre più profondi? Pi è un ragazzo aperto alle religioni, da tutte accoglie qualcosa, in un personalissimo sincretismo; a somministrargli lalezione del razionalismo è il padre; la letteratura è l’altra grande maestra della sua vita…

Con questo bagaglio, il ragazzo si troverà ad affrontare una prova quasi insostenibile: quella che pone l’uomo di fronte all’istinto di sporavvivenza. Che ne è, allora, dei principi morali, delle leggi divine, della fede?

Un film che merita davvero di essere visto.

 

Chi sono

Sono nato a Vicenza nel 1968. Mi sono laureato in Filosofia a Padova con una tesi su Martin Heidegger, poi ho frequentato il Biennio di giornalismo dell’Ifg di Milano. Sono caporedattore e responsabile del settore Cultura e spettacoli di Famiglia Cristiana. Mi sto occupando di Filosofia per bambini e per comunità (P4C). [leggi tutto…]

Preghiere selvatiche

There's a blaze of light In every word It doesn't matter which you heard The holy or the broken Hallelujah
Leonard Cohen

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