Elenco degli articoli in "Visioni"

26 Apr 2017

Perché le fiction Tv piacciono tanto?

Vi racconto un piccolo segreto della mia professione (che non è quella di insegnante di filosofia, come vorrei, ma di giornalista). Quando programmiamo i contenuti da inserire nel sito della testata per cui lavoro, Famiglia Cristiana, abbiamo imparato a tenere d’occhio la programmazione Tv, soprattutto le fiction o serie televisive.

Perché? Semplice: abbiamo constatato che centinaia, anzi migliaia di persone già nelle ore precedenti la messa in onda, poi durante la messa in onda e infine dopo la messa in onda cercano compulsivamente informazioni sul programma televisivo. Prima per orientarsi nella scelta del programma da seguire, poi per avere informazioni su ciò che sta vedendo (trama, attori e loro biografia, ecc.) e infine per approfondire qualche aspetto.

Il risultato è che i contenuti sulle fiction televisive ottengono sempre ottimi risultati, cioè sono fra gli articoli più letti in assoluto. Di recente, è successo ad esempio con Di padre in figlia, la vicenda di una famiglia trasferitasi in Veneto che ha una distilleria, comandata da un padre-padrone che, nel tempo e dopo tante battaglie, dovrà cedere il potere alle donne.

Il dato su cui riflettere è che questi contenuti suscitano un interesse e registrano un consenso di gran lunga superiore rispetto a contenuti o più impegnati, o più elaborati giornalisticamente, o più approfonditi, o dedicati a temi sensibili.

Conclusioni? Non si vuol qui fare la morale, però… La Tv vien prima della politica, dell’etica, della religione… Così è, se vi pare…

30 Mar 2017

La tartaruga rossa lascia senza parole

Purtroppo La tartaruga rossa, il film d’animazione di Michael Dudok, è stato al cinema solo tre giorni, dal 27 al 29 marzo. La speranza è che il film abbia una buona distribuzione nei circuiti dei cineforum, delle seconde visioni, delle sale di comunità, e poi in Dvd.

Il film lascia davvero senza parole. Non solo perché, in tutto il film, non ne viene pronunciata nessuna, salvo qualche urlo, ma per la forza della sua poesia. Che, appunto, può anche fare a meno delle parole.

Racconta la storia di un naufrago che approda in un’isola. Tenterà di tornare alla sua vita, imbarcandosi su una zattera da lui costruita, ma per tre volte un’enorme tartaruga rossa – come scoprirà solo al terzo tentativo – distruggerà il suo mezzo di fortuna.

Quella stessa tartaruga arriverà poi sulla spiaggia, dove il naufrago sfogherà su di lei la sua rabbia. Quando si pentirà del suo gesto, scoprirà che si tratta di un animale misterioso…

La tartaruga rossa, non a caso adottato dal mitico Studio Ghibli di Miyazaki, disegna una parabola poetica e potente sulla Natura e sulla Vita, sul loro rapporto. E sul doppio volto della natura che, come insegnava Leopardi, si rivela ora Madre ora Matrigna.

Godetevi intanto il trailer.

27 Feb 2017

La La Land val bene un Oscar

Emma Stone e Ryan Gosling

Voglio qui tributare il mio omaggio a La La Land, il musical che ieri sera, alla Notte degli Oscar, ha portato a caso 6 statuette ma non quella per il miglior film. Premetto che non ho visto Moonlight, il film vincitore nella categoria, mentre ho visto La La Land proprio sabato sera. La mia intenzione non è quella di contrapporre un film all’altro – non avrebbe senso, non avendone visto uno – ma di esaltare le qualità del musical di Damien Chazelle.

Vado subito al sodo.

La La Land è un bellissimo film perché:

  • è una storia d’amore romantica e poetica, che non scade nel melenso e nella retorica
  • dà voce al sogno che ognuno di noi si porta dentro
  • la regia è da regista consumato, nonostante Chapelle abbia solo 32 anni
  • sceneggiatura e costumi sono notevoli
  • evita un happy hand scontato, aggiungendo una vena di struggente malinconia alla storia
  • le musiche sono straordinarie

Quanto alla colonna sonora, scritta da un amico che il regista conosce fin da quando avevano 18 anni, voglio ricordare soprattutto il motivo al pianoforte che ricorre in tutto il film e City of Stars (ascoltandola al cinema, avevo pensato che era bellissima, perciò mi ha fatto piacere sapere che ha vinto l’Oscar per la miglior canzone).

Ve la faccio ascoltare:

Ho ragione o no?

26 Nov 2016

Palle di neve: la guerra non è divertente

I protagonisti di "Palle di neve".

I protagonisti di “Palle di neve”.

Consiglio a educatori, genitori, insegnanti e, perché no?, facilitatori di P4C con i ragazzi: guardate Palle di neve, un delizioso film di animazione nelle sale in questi giorni, ricco di spunti di riflessione e per discutere filosoficamente.

Se cercate una recensione completa al film, vi prego di cliccare su questa frase. Qui voglio aggiungere qualche considerazione. La prima è che l’animazione francese sta mettendo a segno dei colpi notevoli, ritagliandosi uno spazio rilevante fra i giganti americani (Dreamworks, Disney…). Cito ad esempio Ernest e Celestine di qualche anno fa, ora questo magnifico Palle di neve, la settimana prossima – e avremo modo di riparlarne – La mia vita da zucchina

La seconda considerazione aggiuntiva è che i film destinati a piccoli e ragazzi non solo stanno raggiungendo risultati estetici e tecnici spettacolari, ma stanno accentuando anche la loro componente educativa, pedagogica. E’ come se i produttori si fossero resi conto di avere un compito e dei doveri specifici nell’educazione dei giovani, soprattutto in virtù della presa che esercitano su di loro.

Non è una novità, d’accordo: si può dire che il cinema per l’infanzia e d’animazione fin dall’inizio abbia riconosciuto questa sua missione, senza la quale persltro non avrebbe mai ottenuto un tale successo. Però l’insistenza, la competenza (pensate allo studio psicologico messo in atto da un film come Inside Out) e la freschezza del linguaggio con cui sanno assolvere questo compito sono una apprezzabile novità di questi ultimi anni.

E adesso godetevi almeno il trailer di Palle di neve.

7 Ott 2016

Dory mi ha portato a TV2000

Ecco la piccola-grande Dory.

Ecco la piccola-grande Dory.

Quanti miracoli riesce a fare il pesciolino Dory, protagonista di Alla ricerca di Dory della Disney-Pixar campione d’incassi in questi giorni. Non solo si è dimostrata più forte della sua patologia, la perdita della memoria a breve termine, tanto da attraversare mari e oceani per ritrovare mamma e papà. Ha compiuto altre due piccole-grandi imprese che mi riguardano.

La prima è che mi ha fatto scrivere un articolo che ha avuto una vasta risonanza. Si intitola Le lezione di Dory sulla disabilità, lo ho pubblicato su Famigliacristiana.it e lo potete leggere cliccando qui.

Il secondo miracolo della simpatica pesciolina – che in questo sequel di Alla ricerca di Nemo svela un aspetto diverso, meno estroverso e più complesso della sua personalità – è che mi ha portato in televisione, precisamente alla trasmissione Bel tempo si spera di Tv2000, proprio per parlare di lei.

Ecco il video della mia partecipazione alla trasmissione.

Che dire (a parte la mia poco congenialità con la Tv, intendo)?

Grazie, Dory!

20 Feb 2016

Il futuro vive oltre il filo spinato

La foto che ha vinto il World Press Photo 2016.

La foto che ha vinto il World Press Photo 2016.

Vedere le foto vincitrici del World Press Photo è sempre un piacere. Ieri me le sono guardate una ad una, nelle diverse categorie.

La foto che ha vinto il premio assoluto è davvero straordinaria. Ritrae un padre che passa attraverso il filo spinato il figlio. Siamo ai confini fra Serbia e Ungheria, nell’agosto del 2015, in pieno esodo epocale. Quando sembrò che l’Europa, con la Merkel alla testa, aprisse le porte. Salvo poi fare marcia indietro, come registriamo in questi giorni.

La foto è in bianco e nero, poco illuminata. Il fotografo – Warren Richardson – ha spiegato di non aver potuto usare il flash, perché altrimenti avrebbe attirato l’attenzione della polizia, che avrebbe bloccato i profughi.

Questa foto sa raccontare un istante, sa catturare la Storia. Ho cercato di commentarla in questo articolo. Come ho scritto, andrebbe appesa nelle aule dei Parlamenti nazionali e di Strasburgo, dove si fanno le leggi e si costruisce il futuro. Quello che sta cercando quel neonato fra il filo spinato in una notte d’agosto.

2 Feb 2016

Ai Weiwei: Aylan è tutti noi

ai_weiwei_aylan

Se l’immagine che vedete vi richiama alla mente Aylan, il messaggio è giunto a destinazione. 

L’uomo riverso sulla spiaggia è Ai Weiwei, grande artista cinese, esule dal suo Paese che non sopporta la libertà. Ha voluto occupare con il proprio corpo lo spazio emotivo e morale, prima ancora che fisico, che aveva occupato Aylan. Non potete averlo dimenticato: è il bambino siriano di tre anni che è stato raccolto, come un fagotto, su una spiaggia turca qualche mese fa.

Apprezzate la scelta del bianco e nera, estetica ed etica insieme. 

Il messaggio è semplice, come lo sono le grandi verità che non vogliamo riconoscere: Aylan è tutti noi, noi siamo Aylan. Homo sum, humani nihil a me alienum puto, diceva Terenzio. Sono un uomo: niente di ciò che è umano reputo che mi sia estraneo. Ecco che cosa ci ha detto Ai Weiwei: ciascuno di noi avrebbe potuto essere al posto di Aylan, o delle migliaia di bambini morti cercando una vita migliore, o di suo padre, di sua madre, dei suoi fratelli. Se la sorte ci ha concesso un giro più fortunato, è perché possiamo dare accoglienza a chi è meno fortunato di noi.

Ai Weiwei – che si trova a Lesbo, meta degli sbarchi, per un memoriale sui migranti che hanno perso la vita e che ha sospeso una sua mostra in Danimarca per protesta contro la legge che prevede il sequestro die beni dei profughi – ammonisce che se l’Europa rinuncia ai valori della solidarietà, dell’accoglienza, della libertà tradisce se stessa. 

In questo articolo ho commentato questo gesto dell’artista cinese. 

1 Dic 2015

Jovanotti: io penso positivo, ancora

Lorenzo Jovanotti

Lorenzo Jovanotti

Il mio lavoro mi ha portato a intervistare Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Il cantante più ascoltato su Spotify nel 2015, come è stato reso noto proprio oggi.

Ho avuto la fortuna di poter fare una lunga chiacchierata con lui, a quattr’occhi, che ho raccontato nell’intervista che potete leggere cliccando questo link.

L’ho trovato, prima ancora che un musicista interessante per l’entusiasmo che suscita in tante persone, una persona piacevole, intelligente, capace di riflettere sulla vita in maniera non stereotipata. Credo che l’intervista che ho citato documenti in maniera inequivocabile lo spessore della persona.

Tra le altre cose, non abbiamo potuto esimerci dal commentare i fatti drammatici di Parigi. Non nascondo che le sue idee – non si tratta di una scontro di civiltà, dice nell’intervista, ad esempio – mi trovano del tutto concorde. Il titolo di copertina “Io penso ancora positivo” testimonia la volontà – nonostante tutto – di guardare al bello della vita, di non rassegnarci, di andare avanti.

La sera prima avevo partecipato al suo concerto a Rimini, dove ho apprezzato soprattutto la parte visiva dello spettacolo.

28 Mar 2015

Divine parole oltre il fango

Una scena di "Divine parole".

Una scena di “Divine parole”.

Ho visto al Piccolo Teatro Studio Divine parole, nuova produzione affidata a Damiano Michieletto, alla sua prima regia per il Piccolo. Michieletto è un giovane regista affermato, anche e soprattutto fuori dall’Italia, per le regie per la lirica. Questa sua prova era molto attesa, anche perché il suo nome figura fra i possibile eredi di Ronconi.

Ebbene, lo spettacolo è tanto duro quanto visionario. Uno spettacolo che, sicuramente, induce alla riflessione e che è adatto a un pubblico adulto e maturo. Qui potete leggere la mia recensione.

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Chi sono

Sono nato a Vicenza nel 1968. Mi sono laureato in Filosofia a Padova con una tesi su Martin Heidegger, poi ho frequentato il Biennio di giornalismo dell’Ifg di Milano. Sono il responsabile del settore Cultura e spettacoli di Famiglia Cristiana. Mi sto occupando di Filosofia per bambini e per comunità (P4C). [leggi tutto...]

Preghiere selvatiche

There's a blaze of light In every word It doesn't matter which you heard The holy or the broken Hallelujah
Leonard Cohen

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