28 Nov 2012

Giulio Di Sturco, poesie sul Gange

“La grande madre”, il Gange visto da Giulio Di Sturco.

Apre domani al Centro culturale di Milano una mostra da non perdere: Fratello fiume di Giulio Di Sturco (aperta fino a fine febbraio). Ho intervistato l’autore per un servizio che uscirà prossimamente su Famiglia Cristiana. L’ho proposto perché sono stato immediatmente rapito dalla forza visiva e poetica delle immagini che ho visto nei comunicati stampa. Ne ho parlato poi con Giovanna Calvenzi, espertissima e bravissima photoeditor, la quale, appena ha sentito il nome del fotografo, ha subito detto: «È uno dei più bravi».

Il colloquio con l’autore mi ha riservato non poche, gradevoli, sorprese. Intanto, è giovanissimo (32 anni), ma già con una formidabile esperienza alle spalle. Ha vissuto in molte “capitali” del mondo, attualmente vive a Bangkok, perché ama essere presente nei luoghi dove si sta facendo la storia, dove nasce il mondo nuovo. Viene da una famiglia di fotografi, una catena che parte dai bisnonni per arrivare fino a lui, il primo però a lasciare il paese, vicino a Cassino. Sta lavorando per mettere ordine a uno sterminato e interessantissimo archivio familiare.

Quanto alla mostra Fratello fiume, indaga con eleganza stilistica e profondità il tema del rapporto fra l’uomo e l’ambiente. In questo senso il Gange assume un valoro simbolico, in quanto esprime le contraddizioni di tale relazione: da un lato oggetto di venerazione, dall’altro il più inquinato corso d’acqua del mondo.

Una frase che mi ha colpito: il salto di qualità, mi ha raccontato, è avvenuto quando ho smesso di fare fotografie per gli altri e ho cominciato a farle per me stesso.

23 Nov 2012

19 rompicapi morali, più i miei

I dubbli amletici dell’esistenza.

Mi è arrivato da Laterza (quanti bei libri pubblica questo editore!) un accattivante saggio: Del profumo dei croissants caldi e delle sue conseguenze sulla bontà umana. Sottototitolo: 19 rompicapi morali. Lo ha scritto Ruwen Ogien direttore di ricerca al Cnrs, autori di vari saggi di etica.

Tanti i meriti del volume:

– dimostrare che la filosofia è insita nella nostra vita quotidiana e che, qualunque atteggiamento o scelta compiamo, esprimiamo un modo di ragionare

– mostrare come, in circostanze diverse, il confine tra l’essere o il diventare buoni e l’essere o diventare cattivi sia piuttosto labile

– fornire una scatola di attrezzi per affrontare i piccoli-grandi dilemmi morali della nostra esistenza

Ciascuno potrebbe raccontare i suoi dilemmi morali. Provo a citarne alcuni io.

1) Come comportarsi in luoghi, gruppi, ambienti in cui a prevalere ed essere riconosciuti non sono il merito, il talento, la capacità, bensì altri comportamenti, come il mostrarsi compiacenti con il capo, il non dissentire dalla linea dei potenti di turno? Ha senso continuare a spendere le proprie energie in questi contesti? Come far riconoscere il proprio valore a chi, nei fatti, si dimostra incapace – costitutivamente o per calcolo – di farlo?

2) Come reagire di fronte al male? Lo so, è una domanda impossibile, assurda, da cento millioni di dollari. Eppure tutti dobbiamo, in scale diverse, misurarci con il problema dei problemi: la presenza del male, nella sue infinite forme (ingiustizia, arroganza, corruzione, egoismo, violenza, dolore, malattia…). E la nostra serenità e il nostro equilibrio dipendono molto dalla risposta che diamo a questa domanda ineludibile. Dunque, come la mettiamo con il male che tocca la nostra vita? Come non soccombere, senza venirne schiacciati? Come far valere i propri diritti, senza farsi collusi al potere?

20 Nov 2012

Dedicato a chi vuole amare (maestri 3)

Il sociologo Zygmunt Bauman. Un saggio da ascoltare.

Non perdete la splendida intervista a Zygmunt Bauman sulla Repubblica di oggi realizzata da Raffaella De Santis. Pura poesia.

Titolo: “Le mozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”.

Suggerisco a tutte le coppie, gli amanti, gli innamorati, gli sposi, di stamparla, incorniciarla e appenderla in camera da letto. Io lo farò.

Riporto almeno queste parole: “…abbiamo deciso che lo stare insieme, anche se difficile, è incomparabilmente meglio della sua alternativa“.

Tante cose ci ha insegnato quest’uomo, anch’egli un maestro (dopo il cardinale Martini e l’economista Sachs ne inseriamo un terzo nel nostro pantheon), teorico del mondo liquido. Di lui Enzo Bianchi ha detto che è come il vino: migliora con il passare degli anni. Queste parole le conserverò proprio con quella cura che raccomanda di riservare ai sentimenti e all’amore.

Un paio di volte sono stato a un passo dall’intervistarlo, poi, all’ultimo, l’appuntamento è saltata per qualche motivo. Mi piacerebbe incontarlo, una volta.

19 Nov 2012

Notizie dal pianeta che vuole bruciare

Non mi appartengono i toni apocalittici, ma nemmeno l’attitudine a chiudere gli occhi di fronte alla realtà (nel video, il trailer di L’alba del giorno dopo).

Corriere della sera di oggi. “La fattoria di Lorenzo il Magnifico scoperchiata e abbandonata”, denuncia il bravissimo Gian Antonio Stella, che sta dedicando non poche energie alla questione ambientale, poiché vi intravvede – immagino – un’ancora più decisiva questione politica e civile.

La Repubblica di oggi. “Fermate quelle trivelle, la rivolta della Maremma contro la nuova miniera”.

L’incuria, il degrado, il trionfo degli interessi particolari, la logica del profitto, il venir meno dei valori morali che traspaiono da queste situazioni hanno, su scala mondiale, un effetto devastante. Quale? Lo spiega un altro articolo dell’edizione odierna di Repubblica che dà conto di un Rapporto della World Bank, secondo il quale entro fine secolo la temperatura del pianeta terra aumenterà di quattro gradi, se verranno mantenuti gli impegni sin qui presi sulla riduzione dell’imissione di anidride carbonica nell’aria. In caso contrario, già nel 2060 la febbre del pianeta crescerà di quattro gradi. Se non avete un’idea esatta di ciò che questo incremento termico può provocare, sullo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione, la disponibilità di acqua, le coltivazioni… fino ai flussi migratori, farete bene a informarvi, come primo atto di una nuova, necessaria consapevolezza.

Questa è la realtà, di fronte alla quale occorre aprire gli occhi. Una via d’uscita ci sarebbe. E sembrano conoscerla meglio i cittadini che non i politici. In un interessantissimo sondaggio condotto e pubblicato da Renato Mannheimer sul Corriere di oggi, emerge che arte, ambiente e agricoltura sono per la quasi totalità degli italiani i settori su cui investire per uscire dalla crisi e ripartire. Qualche dato, molto significativo: il 98 % ritiene che l’Italia goda di un patrimonio unico che merita di essere protetto e valorizzato; il 51 per cento crede che l’agricoltura sia in grado di creare nuova occupazione…

Potremmo dire, legando fra di loro queste notizie e setacciandone il messaggio, che la cura, l’amore, il rispetto, un rapporto intelligente con le risorse ambientali e culturali che ci fanno da habitat ci salveranno dalla recessione e da un’autodistruzione che – la World Bank docet – non è così remota.

15 Nov 2012

I fratelli Grimm e i loro nipotini

Il mostro che soffre di solitudine di Chris Judge.

Ancora libri per bambini. Ancora tre testi raccomandabili. Ulteriore segno di un filone narrativo scalpitante, pieno di salute, innovativo.

Posto d’onore a Mario Vargas Llosa, Nobel per la letteratura, e al suo Alfonsino e la luna (Einaudi). Una delicata favola d’amore sulla magia del primo bacio, con le illustrazioni di Marta Chicote Juiz.

E poi il talento birichino di Chris Judge che, ne Il mostro che si sentiva solo (Isbn), racconta del bisogno universale di una compagnia che ci sia simile e affine.

E infine l’omaggio della Donzelli ai fratelli Grimm, nel bicentenario delle loro raccolta di favole divenuta un classico dei classici della letteratura per l’infanzia. Principessa pel di topo e altre 41 fiabe da scoprire, finemente illustrate da Fabian Negrin, dal tocco veramente poetico, è lo splendido volume per conoscere anche alcune storie meno note dei maestri tedeschi.

14 Nov 2012

L’altro lato di “Amour”

Il libro di Mariapia Bonanate.

Ho parlato in questo blog del film Amour (vedi qui), storia di una coppia anziana, in cui la donna viene colpita da un morbo che la priverà via via di ogni autonomia. Su un orizzonte tematico affine è uscito di recente un libro prezioso, Io sono qui, scritto da Mariapia Bonanate (Mondadori).

È un libro intenso e forte che merita di essere letto con la massima attenzione e che ha il pregio di mostrare la questione del “fine vita” e – aggiungo – dell’amore di coppia sotto una luce diversa, rispetto al film.

Ho cercato di spiegare il senso e l’interesse di questa testimonianza in un articolo che ho scritto per il mensile Vivere, poi ripreso da Bioetica News, la rivista del centro cattolico di bioetica. Ecco il link per chi volesse leggerlo: www.bioeticanews.it/dev/2012/11/il-libro-io-sono-qui-il-mistero-di-una-vita-sospesa/

13 Nov 2012

C’è vergogna e vergogna…

Carey Mulligan in “Shame” di Steve McQueen.

Non è casuale che, negli ultimi anni, siano usciti diversi saggi sul tema della vergogna. L’attualità offre non pochi spunti per una riflessione sulla sua scomparsa. Marco Belpoliti, un paio di anni fa, titolava esplicitamente Senza vergogna la sua indagine (Guanda).

Stimolante e appassionante è il lavoro che la sociologa Gabriella Turnaturi ha condotto in Vergogna. Metamorfosi di un’emozione (Feltrinelli), mia attuale lettura. L’idea di fondo, ben argomentata e convinvente, è che la vergogna non è scomparsa, come farebbero presumere scandali, episodi di corruzione, impunità, esibizioni di arroganza e ostentazioni di narcisismo, di cui tutti possiamo trovare un’ampia fenomenologia nella nostra vita quotidiana. Essa si è trasformata, ha assunto forme nuove.

Se in passato era la reazione di un individuo alla violazione di un codice etico condiviso dalla comunità, oggi è legata al concetto di performance: poiché ciò che conta è l’affermazione di sé, in una società ridotta a palconscenico per il nostro spettacolo, ci si vergogna allorché non ci si sente all’altezza o si ritiene che la propria esibizione sia inadeguata. Resta, a ben vedere, il riferimento a un orizzonte di valori condiviso, solo che questo è profondamente mutato.

Un altro pregio del saggio è quello di argomentare il discorso con esempi tratti dal cinema e dalla letteratura. Il saggio della Turnaturi sarà oggetto della prossima puntata dell'”Alfabeto dell’etica”, la serie che sto sviluppando sul sito di Famiglia Cristiana.

8 Nov 2012

La (buona) solitudine di Paolo Giordano

Un particolare della copertina dell’ultimo romanzo di Giordano.

Ho letto Il corpo umano, il secondo e ultimo romanzo di Paolo Giordano, il giovane fisico che aveva vinto lo Strega con il romanzo rivelazione La solitudine dei numeri primi (entrambi Mondadori).

In attesa di condividere sul blog una recensione ragionata, qualche appunto.

Tanto si è parlato di come il titolo del romanzo d’esordio abbia contribuito in maniera decisiva al suo successo. A mio giudizio, questo secondo titolo, in apparenza piatto e meno evocativo, è molto bello. Da qualche parte ho letto che sarebbe stato l’autore a sceglierlo. Perché lo trovo tanto bello? Perché aderisce perfettamente al contenuto, all’idea di fondo del romanzo.

Giordano è stato molto bravo a gestire l’ansia da prestazione che coglie gli scrittori alla seconda prova. Lui stesso ha raccontato di come ne sia stato vittima. Chissà, il viaggio in Afghanistan, che molto ha ispirato Il corpo umano, forse gli è servito a creare quel distacco geografico e quindi piscologico che gli era necessario per ripartire.

Mi sembra chiaro che Giordano dia il meglio di sé quando indaga “situazioni estreme”, ovvero quelle esperienze in cui l’umanità dei suoi personaggi, messi alle strette, spogliati dalle maschere e dai ruoli sociali, si rivelano per quel che sono, mostrando tutti i loro limiti, le loro contraddizioni, i loro disagi…

Ecco la recensione pubblicata su Famigliacristiana.it:

www.famigliacristiana.it/costume-e-societa/cultura/letto/articolo/la-solitudine-fa-bene-a-paolo-giordano.aspx

6 Nov 2012

Maga Pia e Faccia da mostro: per grandi e…

La copertina della storia sulla maga Pia.

Cari genitori, due bei libri per incantare i vostri bambini. Il primo: Faccia da mostro di Loredana Frescura, illustrato da Sara Not (Piemme, Battello a vapore). Un dialogo misterioso e divertente fra due entità inizialmente non ben identificabili (i miei figli ci hanno impiegato un bel po’ a riconoscerle). I piccoli sono incuriositi  da un disegno allegro, surreale nella giusta misura, fantasioso. I grandi scoprono che non sono stati loro a scegliere i propri figli, bensì loro a scegliere noi…

L’altro è Pia la maga dai capelli rossi di Gianni Cordone, illustrato da Alessandra Cimatoribs (Interlinea, Le rane). Gianni Cordone è una figura interessante, di Vigevano, innovatore nella didattica, eccellente e ironico affabulatore. Come testimonia questo gustosa sua creatura, maga Pia, che riesce a impedire che un bambino faccia pipì a letto, a discapito del povero papà… Il tratto del disegno, sfumato e curvilineo, è fortemente evocativo e magico.

Due storie garantite. E la letteratura per l’infanzia non smette di sorprendermi: sono convinto che sia uno dei settori più vivaci e innovativi della letteatura.

3 Nov 2012

Amour fino alla fine

Ieri sera ho visto al cinema con mia moglie Amour di Michael Haneke, Palma d’oro a Cannes.  Stamattina ho letto qualche recensione. Mi ha colpito che tutte insistano sull’elemento della “denuncia”: della senilità, per quello che è, restituita da uno sguardo rigorosamente realistico; dell’umiliazione inflitta dalla malattia e dalla disabilità; dell’ipocrisia di una società che rimuove tutti quegli aspetti della vita che non corrispondono al modello imperante di efficienza, bellezza, salute, vitalità, edonismo; della solitudine a cui sono condannate le famiglie che hanno un malato o un anziano in casa, e altro ancora…

Non nego che tale elemento sia presente nel film: è semplicemente centrale. Ma, a mio avviso, non l’unico. Mi sembra che Haneke abbia voluto raccontare ANCHE l’amore di coppia nella sua fase estrema e terminale, la devozione commovente di un uomo alla sua donna quando si spoglia di ogni bellezza, fascino, autonomia, dignità. Mi ritrovo nelle parole del portiere del condominio dove abitano i protagonisti: io e mia moglie la ammiriamo molto per come sta affrontando la situazione, dice al marito che si sta prendendo cura della moglie…

Il film si intitola Amour: lo si può leggere come dichiarazione cinica o sarcastica, ma anche come testimonianza dell'”ultimo concerto” nella vita di una coppia.

In ogni caso, un grande film, che farebbe bene a molti vedere. Durante la proiezione mi sono sorpreso a pensare a tutte quelle persone che consacrano la loro vita alla ricerca del potere, causando stress e dispiaceri a chi gli sta intorno. Che ne sarà di loro un domani?

Chi sono

Sono nato a Vicenza nel 1968. Mi sono laureato in Filosofia a Padova con una tesi su Martin Heidegger, poi ho frequentato il Biennio di giornalismo dell’Ifg di Milano. Sono caporedattore e responsabile del settore Cultura e spettacoli di Famiglia Cristiana. Mi sto occupando di Filosofia per bambini e per comunità (P4C). [leggi tutto…]

Preghiere selvatiche

There's a blaze of light In every word It doesn't matter which you heard The holy or the broken Hallelujah
Leonard Cohen

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