24 Set 2012

Se la memoria m’inganna (Vera letteratura: 2)

Lo scrittore inglese Julian Barnes.

Vi avevo parlato di Maledetto Dostoevskij di Atiq Rahimi, definendolo un romanzo bellissimo, di quelli che ci ricordano che cos’è la vera letteratura. Ora, poiché non è facile imbattersi in libri che abbiano una statura del genere, non perdo l’occasione per inserire nella categoria “vera letteratura” (di qui il titolo di questo articolo) Il senso di una fine di Julian Barnes, vincitore del Man Booker Prize e pubblicato da Einaudi. Romanzo potente, vicino alla perfezione. Anche in questo caso la “prova orecchie” non lascia scampo.

Un’altra prova a cui sottopongo i romanzi che leggo è quella del tempo. Se una storia mi ritorna alla mente nei giorni successivi, una volta terminata la lettura, significa che mi ha lasciato un’eco profonda, che non è scivolato sulla superficie della mia coscienza, che ha inciso la mia sensibilità.

Il senso di una fine è la storia di un uomo mediocre, che mediocremente vorrebbe chiudere la sua parabola esistenziale. Qualcosa, dal passato, lo costringe a rivedere sotto un’altra luce se stesso e la vita fin lì vissuta. Un thriller piscologico sul valore dei ricordi, la forza mistificatrice del ricordo, la responsabilità individuale, il rapporto fra libertà e destino. Una gran, bella lettura.

Ecco la recensione che ho scritto per Il nostro tempo: http://www.ilnostrotempo.it/?q=node/280

23 Set 2012

Filosofia della chirurgia estetica

Un mio articolo per Il nostro tempo su un saggio interessante: Contro la falsa bellezza. Filosofia della chirurgia estetica (il Melangolo): http://www.ilnostrotempo.it/archiviopdf/2011/tempo_02/ILNTEMPO002G1Q_013.pdf

Credo che una delle funzioni fondamentale della filosofia sia proprio quella di sottoporre all’esame critico della ragione fenomeni sociali quali il diffondersi della chirurgia estetica.

21 Set 2012

Volare in cielo, con Nekrosius

Una scena dell’Inferno di Nekrosius.

Stasera vorrei tanto essere a Vicenza, all’interno dello stupefacente Teatro Olimpico, di concezione palladiana. Andrà in scena Paradiso di Eimuntas Nekrosius, il regista lituano considerato uno dei maestri della scena contemporanea.

In primavera aveva portato in scena la prima parte del poema dantesco in un festival pugliese. Ora il progetto si conclude a Vicenza. Interessante la prospettiva a partire dalla quale Nekrosius ha sviluppato la sua lettura: la lotta dell’uomo contro la forza di gravità (possiamo ipotizzare che siano i limiti, il male, il vizio insito in ogni persona) per elevarsi verso livelli più alti di esistenza.

Decisivo, in questo percorso dal basso verso l’alto, dalla pesantezza che ci trascina giù alla leggerezza della nostra migliore essenza,  sempre secondo l’idea del regista, è la relazione fra Dante e Beatrice. Anche questo, uno spunto interessante.

Beati voi che, questa sera, sarete all’Olimpico di Vicenza. Ci racconterete se vi è piaciuto?

20 Set 2012

Due incubi e una speranza

Uno scatto di Luca Catalano Gonzaga (© Luca Catalano Gonzaga).

Ho due incubi: il cambiamento climatico (vivere in un mondo inospitale per l’uomo) e l’infanzia (l’offesa agli innocenti). Li ho visti rappresentati insieme alla mostra fotografica Infanzia in pericolo. Child survival in a changing climate allo Spazio Forma di Milano.

Ieri ho intervistato il fotografo, Luca Catalano Gonzaga, passato dal mondo della pubblicità alla fotografia professionale di impegno sociale. L’intervista apparirà oggi sul sito di Famiglia Cristiana.

La cosa sorprendente è che, nel rappresentare il dramma, le foto sprigionano comunque una grazia e una bellezza notevoli.

Il messaggio è chiaro: il mondo è in pericolo, guardate che effetti produce sui più deboli il cambiamento climatico. Chiude con una speranza: un reportage dall’India, dove una città viene alimentata dall’energia eolica, senza immettere anidride carbonica nell’atmosfera. Andate a vedere la mostra. E convertiamoci. Info: www.formafoto.it

20 Set 2012

Intervista a Luca Catalano Gonzaga

Ecco la mia intervista su Famigliacristiana.it a Luca Catalano Gonzaga, pubblicitario passato alla fotografia di impegno sociale, in occasione dellamostra su cambiamento climatico e infanzia allo Spazio Forma di Milano: http://www.famigliacristiana.it/costume-e-societa/cultura/visto/articolo/cambiamo-il-mondo-per-loro.aspx

18 Set 2012

Martini, il maestro di noi “degustatori”

Martini: l’uomo che ci ha insegnato a guardare lontano.

La prima parola ha sempre un’importanza fondamentale: è la nota che rompe un silenzio, la luce che squarcia il buio, l’essere che sottrae campo al nulla. Scrivere significa creare. Per questa ragione, è per me un piacere e un onore dare vita a questo mio blog dedicando il primo articolo al cardinale Martini, appena scomparso. Come per milioni di persone, credenti e non, anche per me ha rappresentato molto. In lui ho ritrovato, in forma grandiosa, tanti elementi centrali della mia esperienza e del mio credo: l’ispirazione al Vangelo come “parola insuperabile” per l’uomo; il nutrirsi della meraviglie della cultura; l’apertura e il dialogo con chiunque abbia voglia di confrontarsi serenamente e seriamente; un’autonomia di pensiero che non è mai ribellione distruttrice, bensì critica costruttrice…

Nel suo editoriale sul Corriere e poi nell’intervista che mi ha concesso per Famiglia Cristiana, il direttore Ferruccio De Bortoli lo ha definito un padre e un maestro, in tempi in cui – aggiungeva – di maestri e di padri abbiamo un bisogno disperato. Ecco, Martini è stato padre e maestro. E davvero, oggi, in questi tempi mediocri e tragici, sentiremmo il bisogno di averne tanti. Abbiamo sete di figure non perfette, ma credibili, stimabili, non al servizio di qualche padrone, non vendute al denaro o al potere, non vili, non incapaci di vedere al di là del proprio naso… E quanta, quanta gente attorno a noi risponde a questa descrizione. Cerchiamo maestri, vogliamo padri, ma non se ne hanno tracce. Una belle serie giornalistica sarebbe proprio quella che tentasse di definire una galleria di maestri per i nostri tempi. Forse è anche un bel tema per questo blog e chi vorrà raccogliere la provocazione: vedete in giro qualcuno che meriti il nome di maestro o di padre? Uno degli obiettivi che mi prefiggo, con questo blog, è di dare voce a quei germi di valore, di bene, di bellezza che devono cambiare questo mondo, che a volte sembra davvero perduto.

18 Set 2012

Intervista a Edgar Morin

Il sorriso di Edgar Morin.

La mia intervista su Famigliacristiana.it al filosofo-sociologo-vecchio saggio Edgar Morin: http://www.famigliacristiana.it/costume-e-societa/cultura/letto/articolo/morin.aspx

18 Set 2012

Palladio accoglie Picasso (e Raffaello)

Un disegno della Basilica palladiana di Vicenza.

Finalmente ci attende una stagione di grandi mostre. Fra queste, per campanilismo (vedi luogo di nascita) non posso che sbilanciarmi per Raffaello verso Picasso che inaugurerà il 6 ottobre (Picasso sarà protagonista anche al Palazzo Reale di Milano).

E’ una mostra che – ancor prima di esaminare il catalogo delle opere esposte – vive di suggestivi accostamenti. Raffaello e Picasso, come annuncia il titolo. Ma anche Palladio che ospita i due grandi artisti. Sarà la splendida Basilica palladiana, che domina Piazza dei signori a Vicenza, a raccogliere e far incontrare Raffello e Picasso.

Si sviluppa così una trama avvincente di relazioni: Raffello, Picasso, Palladio; pittura e architettura…

Con grande curiosità attendo di vedere in quale direzione si sviluppi la correlazione fra i due artisti e come le loro opere vengano valorizzate nell’allestimento all’interno di una così nobile sede espositiva.

Mi occuperò della mostra in un dossier sull’arte per Famiglia Cristiana.

18 Set 2012

Maledetto Dostoevskij! (Vera letteratura: 1)

Atiq Rahimi con una copia francese di “Pietra di pazienza”.

Questa è letteratura, ragazzi. Avevo conosciuto Atiq Rahimi attraverso il suo Pietra di pazienza, con cui aveva vinto il prestigioso Goncourt nel 2008. Splendido. Ora ho letto il recente Maledetto Dostoevskij, pubblicato, come il precedente libro, da Einaudi. E la sensazione, a lettura ultimata, è che siamo in presenza della vera, grande letteratura. Sensazione che non capita di provare tanto spesso. Ci sono libri più o meno riusciti, più o meno buoni; e poi i grandi libri, quelli che fanno vivere la letteratura e rendono immortale il romanzo – a dispetto delle polemiche sulla sua fine.

Un ragazzo sta per ammazzare una vecchia usuraia che costringe la fidanzata a prostituirsi. E, ascia alla mano, sospesa in aria, gli viene in mente Delitto e castigo di Dostoevskij. Che non cesserà di maledire in tutto il romanzo, perché assumerà i connotati della coscienza, che gli conficca nel cuore un senso di colpa da cui non riuscirà a liberarsi se non sottoponendosi a giudizio.

Alcune pagine sono memorabili. Valga la prova”orecchie alle pagine”: ne ho fatte ben 22. Pagine che valgono come e più di un trattato di filosofia morale e di diritto.

Come? Non si fanno le orecchie alle pagine? Sappi che nemmeno io li ho fatti, fino a qualche anno fa, considerando il libro alla stregua di un oggetto sacro che, quasi immacolato, doveva passare dalle mie mani alla libreria. Invecchiando, ho cambiato idea. Un libro diventa tuo nella misura in cui lo vivi. E lasciare un segno materiale, quale l’orecchia, alla pagina, mi permette non solo di ritrovare facilmente alcuni passaggi o dialoghi, ma anche di tornare a leggermeli quando, in futuro, mi ritornerà alla mente la storia.

Su questo libro scriverò una recensione per Il nostro tempo.

17 Set 2012

Scriviamo, scriviamo… E quando leggiamo?

Nella società in cui siamo connessi 24 ore al giorno, e in cui per stare al passo con i tempi bisogna – oltre a vivere e lavorare – avere un sito, un blog, un profilo facebook, essere iscritti al social network per la professione, e poi a quello per coltivare le nostre passioni, mandare decine di mail al giorno ecc. siamo portati a scrivere in continuazione. In ciò non vi sarebbe forse nulla di male, se non fosse per un fatto: quando leggiamo? o, più concretamente, quanto tempo ci resta per leggere?

Siamo incessantemente chiamati a “dare”, a esporci, a raccontarci, a prendere posizione, a dire la nostra su tutto, ma quando e come leggiamo, cioè studiamo, pensiamo, meditiamo, per raccogliere informazioni? Siamo una caraffa che versa acqua senza sosta, ma rischiamo di lasciarla vuota.

Mi sono fatto una domanda: da quando uso la posta elettronica, navigo in Internet, ho un blog e un tablet, ecc., il tempo che dedico alla lettura, allo studio, all’approfondimento è aumentato o diminuito? Da parte mia, è diminuito. Perciò cerco di non dimenticarmi di spegnere il tablet o il pc per concentrarmi su un libro. Se non si vuole dire sciocchezze, o cose sempre più vuote e banali, ci vorrebbe più silenzio.

Il discorso mi riporta alla mente un fenomeno che si verifica soprattutto in Italia: il numero di chi scrive è, rispetto a quello di chi legge, sproporzionato. Con il self-publishing la tendenza non può che esasperarsi.

I primi studi sulla lettura di testi in formato digitale, infine, indicano che si è portati a leggere più velocemente, ma rinunciando ad approfondire.

Non vi sembra che vi siamo molti pericoli, in tutto cio?

Non male come inizio della categoria “pensieri” di un blog, no?

Chi sono

Sono nato a Vicenza nel 1968. Mi sono laureato in Filosofia a Padova con una tesi su Martin Heidegger, poi ho frequentato il Biennio di giornalismo dell’Ifg di Milano. Sono caporedattore e responsabile del settore Cultura e spettacoli di Famiglia Cristiana. Mi sto occupando di Filosofia per bambini e per comunità (P4C). [leggi tutto…]

Preghiere selvatiche

There's a blaze of light In every word It doesn't matter which you heard The holy or the broken Hallelujah
Leonard Cohen

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