Scandalosa Etty Hillesum

Etty Hillesum in un fotomontaggio.
Ho concluso la lettura della versione integrale dei Diari di Etty Hillesum pubblicata da Adelphi. Che donna (credo che il complimento le farebbe davvero piacere…).
Confesso che mi hanno sorpreso e spiazzato i primi quaderni, quelli che documentano la relazione con il chirologo Julius Spier, che non avevo mai letto e che, forse, sono meno noti al pubblico. Certamente il rapporto con quest’uomo ha contribuito a forgiare la personalità e l’interiorità della ragazza.
Le straordinarie intuizioni concentrate negli ultimi quaderni – nei quali l’incombere della catastrofe nazista con le deportazioni si fa sempre più concreto e opprimente – trovano varie anticipazioni nelle pagine precedenti, che costituiscono una lunga preparazione allo stato d’animo e alle scelte finali. Il confronto con questi documenti eccezionali colpisce per la straordaria interiorità di Etty: in tempi di materialismo greve e piatto, riscoprire la vita e il pensiero di una donna che è riuscita a scandagliare la spiritualità del proprio animo come pochi altri nella storia sarebbe senz’altro utile. Come ho già detto nel post precedente dedicato alla Hillesum (vedi qui), la lucidità e la serenità con cui riuscì a vedere la presenza di Dio e la bellezza della vita anche nell’orrore più angosciososo rappresentano una lezione vorrei dire inimitabile. Quando dice che l’uomo occidentale – in ciò svantaggiato rispetto all’orientale – fatica a cogliere le opportunità insite nell’esperienza del dolore e del male, sembra che parli di molti di noi, senz’altro di me.
Infinte le citazioni che vorrei condividere…
“L’unico modo che abbiamo di preparare questi tempi nuovi è di prepararli fin d’ora in noi stessi”.
“Esisterà pur sempre un pezzetto di cielo da poter guardare, e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera”.
“Ogni violenza nel mondo ha delle conseguenze, come ogni azione. Esistiamo per prendere su di noi un po’ del dolore del mondo offrendo il nostro petto, non per moltiplicarlo, facendo a nostra volta violenza”.
Se riportassi tutti i passaggi che ho sottolineato ed evidenziato durante la lettura, finerei con lo scrivere a mia volta un lungo libro. Mi limito a dare voce, nello spazio “Preghiere selvatiche del blog”, a un’intuizione “scandalosa” e sconvolgente di Etty. Sarebbe interessante studiare a fondo la sua teologia…
La compagnia Colla fa sognare con Alì Baba
Ieri sono stato a vedere Alì Baba al Piccolo Teatro di Milano con Lucia. Che bello quando il capo dei ladroni ha detto “Apriti Sesamo” e la roccia si è aperta! I ladroni avevano portato tutti i tesori che avevano rubato lì dentro. Anche Alì Baba entra nella grotta dicendo “Apriti Sesamo” . Prende un po’ di soldi e una collana per sua moglie e li porta a casa. Ma il capo dei ladroni vuole riprendersi il suo tesoro e si fa invitare a casa di Alì Baba. Per fortuna lo salva la serva Morgana, bruciando i ladroni con l’olio bollente. Alla fine chiamano le guardie che portano in prigione il capo dei ladroni e Alì Baba e la sua famiglia fanno festa.
Mi è piaciuto tanto quando dicono “Apriti Sesamo”. Le marionette erano fatte molto bene. Il palazzo di Alì Baba era molto bello, gli animali anche. Questo spettacolo mi ha colpito più degli altri perché usavano le marionette fatte giuste. Mi piacerebbe andare ancora a vederle.
(Recensione di mio figlio Pietro, 7 anni, allo spettacolo Alì Baba della storica compania Colla, visto ieri al Piccolo di Milano, con la famiglia e gli amici Lucia, Lorenzo e Alice. Concordo con Pietro su tutto: portate i vostri bambini).
L’augurio per il 2013: più cultura

“L’Italia doro” di Luciano Fabro (1971).
Che cosa augurarci – a noi come Paese e come amanti delle degustazioni culturali – per il 2013?
L’augurio sorge spontaneo leggendo la classifica dei musei più visitati nel 2012. Per farla breve, nella top ten mondiale l’Italia non figura per nulla, nemmeno nelle posizioni finali. D’accordo, ai primi posti troviamo mostri sacri delle istituzioni culturali come il Louvre di Parigi (1° posto), il Metropolitan di New York (2° posto), il British Museum di Londra (3°posto). D’accordo, Francia, Stati Uniti e Inghilterra sono colossi politici, che sullo scacchiere mondiale contano ben più dell’Italia. Però…
Però 1: il nostro patrimonio culturale (e ambientale, non dimentichiamolo) è inferiore?
Però 2: non è che questi Paesi sanno fare più sistema di noi?
Però 3: non è che sanno valorizzare e promuovere quello che hanno meglio di noi?
Però 4: non è che credono e investono nella cultura più di noi?
Si dirà: sono nazioni più popolose della nostra e con un enorme flusso turistico. Appunto: molto si potrebbe ragionare sul legame fra denatalità e svilimento del nostro patrimonio culturale e ambientale (ovvero il disconoscimento della nostra identità originaria); e altrettanto si potrebbe dire quanto al continuo calo dei turisti che scelgono il Belpaese per le loro vacanze e i loro viaggi. Fra valorizzazione e investimento culturale e fiducia nel futuro esiste un legame profondo.
Quindi: l’augurio di un anno con più cultura, a tutti voi e al nostro Paese.
L’isola di De Carlo è quasi un capolavoro

“Eruzione dell’Etna” di Renato Guttuso.
Dunque, Villa Metaphora di Andrea De Carlo (Bompiani) è un capolavoro? Me lo ha chiesto ieri sera un amico, che aveva letto il mio appunto sul romanzo dello scrittore (vedi qui). Nel frattempo ho ultimato il libro, naturalmente, e la mia impressione è che siamo in presenza non di un capolavoro, forse (quelli arrivano dal “cielo”, si sa), ma di un ottimo romanzo sì.
Perché? Perché le oltre 900 pagine sono avvincenti e non annoiano mai; perché la scrittura di De Carlo è, al solito, felice e piacevole; perché ha scolpito, attraverso la galleria di personaggi che trascorre una vacanza nel resort di lusso sull’isola di Tari, fra la Sicilia e l’Africa, altrettanti modelli umani, se non antropologici, credibili e verificabili nella nostra esperienza quotidiana; perché i numerosi riferimenti all’attualità – che tengono fede all’aspetto metaforico dichiarato già nel titolo – sono stimolanti e godibili…
Un altro elemento va sottolineato: una sorta di impegno civile che, benché non costituisca forse la ragione primaria dell’opera, traspare dalle pagine.
Qualcuno ha espresso opinioni diverse dalla mia. L’ultima edizione del Domenicale del Sole 24 Ore, ad esempio. Che è viziata, a mio parere, da un grosso limite: non ha colto l’ironia che l’autore ha voluto immettere, dalla prima all’ultima pagina, nel suo racconto. E’ questo sorriso nascosto a rendere plausibile il tutto e ad evitare che si risolva in un drammone pretenzioso.
Leggere per credere…
Scommettiamo sul futuro (Lui l’ha fatto)

Non si riflette mai abbastanza sul fatto che il Natale è la nascita di un Bambino: il fatto più naturale e al tempo stesso più sconvolgente del mondo. Tagore diceva: ogni bimbo che nasce ci fa sapere che Dio non è stanco dell’uomo.
Anche chi non ha fede, può vedere in questo evento un’irruzione del mistero nella vita, il farsi presente della Vita stessa. In un’intervista al Corriere della sera di sabato 22 dicembre, lo psicologo Massimo Ammaniti sottolineava che ogni nascita è un’apertura al futuro, tanto che la fortuna degli Stati, e le loro crisi, sono sempre collegate agli indici di natalità. E questa è una constatazione totalmente laica.
Ogni Bambino porta vita, sconquassa l’esistente, lo rinnova, “ricarica” il futuro, rompe gli equilibri, rende possibili nuove ipotesi, apre all’inconoscibile e all’imprevedibile. Dota il mondo di nuove energie e possibilità.
Sembra incredibile, ma è un Bambino a immettere effetti così diremponenti nel corso della storia.
Buon Natale.
Luca Sapio, sembra afroamericano
Devo a un mio collaboratore la scoperta di un autore davvero interessante della nuova scena musicale italiana: Luca Sapio. Ha appena vinto il Premio per la musica indipendente con l’album Who Knows, e non si fatica a a capire perché. La sua abilità nel contaminare jazz, soul e blues è notevole; la voce intensa, profonda, da afroamericano…
Nell’intervista rilasciata a Famigliacristiana.it (vedi qui) lascia intendere da quale background di pensiero provenga la sua musica: quello che conta, dice, è essere persone vere, non rifilare al pubblico gadget musicali effimeri di cui non resterà nulla. Molto tristi le parole sull’Italia…
Una bella scoperta, davvero.
A testa alta, noi figli della Costituzione

Roberto Benigni
Credo sia superfluo ogni commento. Due sole cosa vorrei sottolineare. La prima: il carattere costruttivo, propositivo, di stimolo e incentivo a creare una società giusta e con pari opportunità della nostra Costituzione. Benigni ha il merito di averlo a più riprese sottolineato: la Carta non è un insieme di divieti (non fare…), ma un continuo invito ai politici e ai cittadini di promuovere, edificare una società bella e vivibile per tutti. È il sogno di un Paese e di un mondo di diritti e opportunità.
La seconda: l’esaltazione di una politica nobile, alta, elegante, votata al bene comune, incarnata dai nostri padri costituenti. Di fronti ai quali i mestieranti di oggi stingono come squallidi nani.
(Grazie Benigni).
Due o tre libri che regalerei
E’ consuetudine che un amico, a Natale, mi chieda i titoli di alcuni romanzi da regalare alla moglie. Anche quest’anno ho preparato un foglietto con i miei suggerimenti. Nella foto che vedete qui sopra, ecco gli autori e i titoli segnati nella parte alta del foglietto.
Si tratta di libri di diverso valore e natura, ma tutti meritevoli di una lettura.
Etty Hillesum, trovare il bene nel male
Adelphi ha pubblicato l’edizione integrale dei Diari di Etty Hillesum, la ragazza ebrea che, nel buio del lager, seppe trovare e donare luce. È la prima volta che questa preziosa testimonianza viene presentata nella sua interezza. Ho scoperto la sua storia e, soprattutto, il suo messaggio grazie a una cara amica, che in lei ha trovato un esempio e la forza per vivere e dare senso al suo dolore personale.
L’inestimabile insegnamento che viene da questa giovane è che anche al cospetto del male, dell’ingiustizia, della disumanizzazione è possibile non solo non perdere la propria dignità di persone, ma anche inseguire e gustare una inspiegabile gioia e pienezza. Nella più piena e assurda insensatezza c’è un senso. Tutto ciò ha a che fare con il mistero del dolore, del male, e con la sua accettazione. Un tema che – lo confesso – mi resta ostico e insuperabile. Di fronte al male, la mia reazione tende a vincerlo, superarlo, trasformarlo almeno. Difficile è, per me, l’accettazione. Eppure di continuo sbatto contro questa parola: l’accettazione della vita, anche nelle sue pieghe negative. La mia pochezza mi porta a scindere l’energia e l’impegno attivo da mettere in campo contro il male dalla sua accettazione, come poli incompatibili e inconciliabili. Forse non è così, sicuramente non sarà così.
Ho letto con enorme interesse, in questo senso, La bontà insensata di Gabriele Nissim.
Etty che dice? Che di fronte a ciò che non può essere cambiato, resta la possibilità dell’accettazione e di uno sguardo interiore che conduce a una gioia e a una serenità insospettabili. “Non sforzarti di cambiare ciò che non puoi cambiare, sforzati di cambiare ciò che puoi cambiare”, recita un detto francescano. Di certo, dalla natura della nostra “risposta” esistenziale al male che incontriamo dipende la qualità della nostra vita, della nostra serenità. Senza una personale risposta allo scandalo del male, qualcosa continuerà a inquietarci, come una spina conficcata nel cuore.
Mettiamoci all’ascolto di Etty, dunque.
Andrea De Carlo ha scritto un capolavoro?
Sto leggendo, con gusto, piacere e curiosità, l’ultimo romanzo di Andrea De Carlo, Villa Metaphora (Bompiani), un romanzo di oltre 900 pagine. E, arrivato a metà, non posso fare a meno di chiedermi se è un capolavoro. Sì, un capolavoro: una parola, un giudizio che – sia chiaro – ho chiamato in causa molto raramente per la narrativa contemporanea. Per Lo stato delle cose di Richard Ford, per La torre di Uwe Tellkamp, mai, se la memoria non m’inganna, per scrittori italiani…
Ebbene, la sensazione è che De Carlo abbia davvero realizzato un’opera di grande valore, congegnata in maniera perfetta dal punto di vista narrativo, dando prova di una padronanza assoluta della materia e della lingua; piena di storia e di storie, di personaggi, di trama, di plot, insomma, non un puro e manieristico esercizio letterario; ricca di implicazioni, significati, rimandi all’attualità nemmeno tanto coperti, ma non per questo meno efficaci ed esilaranti…
Un capolavoro, dunque? Lo scriverò appena conclusa la lettura. Intanto segnalo la presenza di un libro ispirato, maturo, avvincente, che profuma di…
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