Elenco degli articoli in "Pensieri (Filosofia)"

6 Mag 2017

Facebook, chi controlla il controllore?

Mark Zuckerberg

A lungo Facebook si è chiamato fuori da ogni implicazione-giuridico-morale della sua attività. L’azienda diceva: noi siamo per il diritto di ciascuno a esprimersi, a dire ciò che vuole; crediamo nella libertà. Senonché si sono poi accorti che – come nella vita e nella storia – l’esercizio illimitato della libertà comporta problemi enormi.

Quando si vuole vivere insieme, bisogna stipulare un patto (Hobbes insegna…), nel quale ciascuno cede una porzione della sua libertà in nome del bene e della convivenza pubblica. Non sono ancora state inventate alternative a questo metodo…

Alla fine anche Facebook l’ha capito, è stata costretta a capirlo. E non poteva che essere così. Nel momento in cui alcuni utenti hanno cominciato a postare contenuti che ledevano i diritti degli altri, costituivano un pericolo per la collettività o procuravano un danno (all’autore stesso o ad altri), ha dovuto assumersi la responsabilità della sua attività. Come accade a un giornale, ad esempio, fondato certamente sul diritto a esprimere liberamente il proprio pensiero, ma anche sul dovere di farlo in determinate forme, rispettose di alcune regole.

E’ la storia del diritto, prima ancora che della morale.

Il problema che sempre più nitidamente si affaccia, a mio avviso, è il seguente: Facebook comincia a darsi delle regole, nel senso che comincia a darle ai suoi utenti; inoltre, assume revisori che controllino se i contenuti pubblicati rispettino tali regole. Ma chi stabilisce queste regole? Chi controlla il controllore?

Riporta qui sotto un mio articolo pubblicato su Famigliacristiana.it, nel quale rifletto su questi temi.

 FACEBOOK DIVENTA PIU’ RESPONSABILE
La notizia che Facebook ha deciso di assumere 3.000 nuovi revisori per impedire la diffusione di post e di video violenti o palesemente immorali merita qualche riflessione.
Anzitutto, è un bene che il Social media più diffuso al mondo (lo usano miliardi di persone) si stia gradualmente assumendo la responsabilità di cio che è di ciò che fa. Non è scontato: infatti, la prima reazione dei vertici, tempo fa, è stata di limitarsi a ribadire il ritornello vuoto della libertà di espressione. Certo che è sacrosanto il diritto di esprimersi e di comunicare,ma come la mettiamo quando le nostre parole e le nostre azioni procurano un danno a noi stessi o ad altri? Quando prevaricano sui diritti degli altri?
Ultimamente Mark Zuckerberg e i suoi hanno preso coscienza che questa pilatesca lavati di mani è assurda: è come se un’azienda che produce un determinato prodotto si appellasse al suo diritto di commerciare, infischiandosene degli effetti che provoca quel prodotto o come se ciascuno di noi, rivendicando una libertà assoluta, pretendesse di fare ciò che gli pare, anche quando procura del male agli altri.
Ai 4.500 revisori già attivi, se ne aggiungeranno presto altri 3.000 dunque. I revisori hanno appunto il compito di vigilare sui contenuti postati sulla piattaforma, raccogliendo segnalazioni degli utenti e delle autorità.
CHI STABILISCE LE REGOLE?
Facebook si è resa conto – e questa è la seconda riflessione – che non basta un algoritmo per sventare questo pericolo. Le cronache anche recenti lo hanno dimostrato in modo brutale e drammatico: sul social sono comparsi video e affermazioni di suicidi, omicidi, violenze rimasti per ore visibili al mondo prima che qualcuno prendesse un’iniziativa.«Abbiamo visto persone fare del male a sé stessi e ad altri, sia in diretta sia in video postati successivamente. È straziante», ha scritto Zuckenberg.
Per effettuare con cura un controllo etico – perché di questo stiamo parlando, inutile girarci attorno! – la tecnologia e la scienza si rivelano inadeguati: occorrono un occhio, cioè una intelligenza e una coscienza umani.
Non saranno dunque dei robot o qualche sofisticato programma a vigilare sulla correttezza dei contenuti, bensì delle persone, 3.000 nuovi esseri pensanti.
Infine, bisogna che la collettività e le istituzioni prendano coscienza che queste popolari piattaforme social hanno bisogno di una regolamentazione. In questo momento, è l’azienda stessa a decidere che cosa può essere pubblicato e cosa può essere diffuso. In base a quali criteri? Ed è sufficiente che un’azienda si assegni da sé tali criteri, senza alcun controllo esterno, o deve essere un organo giuridico riconosciuto a stabilire le leggi che valgono per tutti e farle osservare?
Facebook comincia ad assumersi le sue responsabilità, ed è un bene; ma le istituzioni pubbliche hanno il dovere di scrivere le leggi e le norme che tutti – Facebook compresa, sono tenuti a rispettare. Altrimenti i social media potranno muoversi a loro discrezione, creandosi una morale su misura.

25 Mar 2017

L’essere salvato dall’alterità

La filosofia francese mostra segni importanti di vitalità, superiori a quelli della filosofia nostrana. Mimesis, ad esempio, sta traducendo una serie di autori che hanno il merito di intrecciare la riflessione razionale con l’attualità.

Di recente ho letto Accanto a lei. Presenza opaca, presenza intima di Francois Jullien (Mimesis).

Ecco qui di seguito la recensione al saggio (originariamente pubblicata su Famigliacristiana.it).

È un’esperienza quotidiana quella di assistere alla banalizzazione delle cose, alla caduta nella monotonia delle “presenze” che ci circondano. Detto in termini filosofici, sperimentiamo in maniera reiterata la banalizzazione dell’essere, il reificarsi della presenza, il suo rendersi opaca e perciò in-significante.

Tale considerazione non deve essere assunta solo in termini psicologici, assecondando un dilagante soggettivismo psicologico. Deve invece essere assunta anzitutto in termini ontologici: dicendo che la presenza si banalizza, che l’essere si reifica (Heidegger avrebbe detto: l’essere si riduce a semplice-presenza disponibile e manipolabile) non si fa riferimento soltanto al deteriorarsi delle relazioni interpersonali, ad esempio nel rapporto amoroso, con il passare del tempo, ma a un depotenziarsi dell’essere stesso. Questo processo di caduta nella monotonia, nell’opacità, nella banalità della presenza, una volta che è data, è solo per certi aspetti riconducibile ai limiti dell’io, tanto del soggetto che non sa più cogliere la novità della presenza, quanto del destinatario della sua attenzione, che perde slancio mano a mano che la sua corsa perde velocità.

Oltre questa dimensione psicologica, c’è tuttavia quella ontologica: tale faglia è insita nell’essere stesso, gli è strutturale, gli appartiene in maniera insuperabile. Questa interessante riflessione viene sviluppata da Francois Jullien, filosofo e sinologo, in una saggio breve e denso, intitolato Accanto a lei. Presenza opaca, presenza intima, edito da Mimesis.

Se le cose stanno come qui si sostiene, significa che siamo perduti, dal momento che è l’essere stesso a “dover” vivere tale caduta, che non sarebbe imputabile a un limite, ovviabile, del soggetto? Con un altro colpo di scena filosofico, l’autore, dopo averlo estromesso nella prima parte del ragionamento, rimette in gioco il soggetto o la persona. La possibilità di rendere nuovamente “splendente” o “intima” (con le parole dell’autore) la presenza che si è fatta opaca è infatti nelle mani del soggetto-persona. I Greci non avevano colto tale possibilità – osserva Jullien – perché erano abbagliati dall’essere. L’avvento del cristianesimo ha avuto l’effetto di riconoscere il ruolo del soggetto o persona nel suo rapportarsi all’essere.

Che cosa può dunque fare il soggetto-persona per “salvare” l’essere della reificazione, dal suo naturale degenerarsi in cosa in-significante? Laddove sa instaurare una relazione intima – concetto che sta agli antipodi dell’opaco – il soggetto-persona coglie l’altro in tutta la sua novità, a condizione di accettare e saper accogliere la sua alterità. È proprio l’apertura e la salvaguardia dell’alterità che dà una scossa alla nostra percezione dell’essere, rendendoci capaci di vedere nella presenza accanto a noi non una presenza opaca, bensì una presenza intima. Ciò può accadere nella relazione amorosa come nell’amicizia. Dovunque, aggiungiamo, ci sia una relazione aperta all’alterità e unicità dell’altro.

Quando due persone sanno guardarsi realmente negli occhi – filosoficamente: accogliere l’alterità e unicità ontologica dell’altro – accade un evento, si scatena un’energia inedita, grazie alla quale il soggetto esce da se stesso per entrare nell’altro o, meglio, in un noi.

Pare di capite che secondo l’autore nella relazione autentica che rivela l’essere in sé accadono dunque due movimenti fondamentali e simmetrici. Il primo è quello della presenza che svela se stessa solo ri-traendosi, trattenendosi: da non intendere soltanto come negarsi di un amante nella relazione amorosa, ad esempio, ma come preservarsi della presenza dall’uso e dal consumo, dal ridursi a cosa manipolabile, disponibile e perciò monotona, opaca e scontata. Alla ritrazione della presenza corrisponde specularmente un de-concidere da se stesso del soggetto, per porsi nella condizione di saper cogliere, oltre i pre-giudizi e le abitudini, la novità, l’alterità, l’essenza inedita dell’altro.

Un saggio davvero interessante.

Volete sapere che cos’è l’immagine dell’articolo? Gli amanti di René Magritte.

9 Lug 2016

Google Car, ha un bel problema

Un prototipo della Google Car.

Un prototipo della Google Car.

È dei giorni scorsi la notizia del primo incidente mortale in una vettura che viaggiava con il pilota automatico. A maggio in Florida il conducente di una Tesla Model S che aveva in quel momento inserito il sistema Autopilot (una specie di guida semiautomatica) ha perso la vita. La Tesla ha subito precisato che si tratta del primo incidente mortale dopo 200 milioni di chilometri percorsi dalle vetture di questo tipo,  ma non ha potuto impedire l’inchiesta negli Usa dell’NHTSA, l’ente federale Usa per la sicurezza stradale.

Intanto resta vivace il dibattito sugli algoritmi con cui programmiamo le auto a guida autonoma, le Google Car, per intenderci: in base agli algoritmi che i programmatori, cioè l’uomo, le assegneranno, l’auto “saprà” come comportarsi. Ora, è certo che la Google Car potrà risparmiare migliaia di incidenti e di vittime, per la semplice ragione che non è suscettibile del classico “errore umano”. Semmai è emerso che proprio la scrupolosa attenzione e osservanza del Codice stradale potrebbe provocare degli incidenti, perché impatterebbe con l’umana tendenza a fare il contrario…

Tuttavia è un’altra questione a sollevare i problemi più spinosi, perché sconfina dall’ambito prettamente tecnologico in quello filosofico ed etico. Per spiegare di che cosa stiamo parlando, conviene fare un esempio: la nostra Google Car con un passeggero a bordo sta viaggiando tranquilla, “vede” un semaforo verde e quindi procede per la sua strada. All’improvviso un gruppo di pedoni attraversano, noncuranti del rosso. In situazioni del genere, che cosa dovrà fare la Google Car? Investire i pedoni, perché non hanno rispettato la segnaletica? Oppure buttarsi di lato, per salvarli, con l’alta possibilità di ferire o uccidere il suo passeggero? Che cosa è giusto fare?

La situazione si può complicare ulteriormente, in base alle varianti immaginabili: se il passeggero è una donna incinta? Se ad attraversare la strada sono dei bambini? E così via…

Qualcuno ha provato a proporre la celebre dottrina del male minore come soluzione. Ma siamo sicuri che sia davvero una soluzione? Oppure non è, in questo caso, un criterio eccessivamente utilitaristico? E come calcolare, ammesso che sia possibile, il “valore” delle persone? Basta un criterio quantitativo a dirimere il dilemma: il valore dipende dal numero di persone in gioco, cioè meglio sacrificarne una per salvarne ad esempio quattro? E se quell’unica persona è una madre incinta, appunto?

Inutile dire che la Google Car, con tutta la sua fiammante e avveniristica tecnologia, non è in grado di rispondere a queste domande. Reagirà alla situazioni in base ai comandi, agli algoritmi che le verranno trasmessi da noi uomini. E quindi: come vogliamo configurarla? Nelle situazioni prospettate, dovrà seguire la teoria del male minore? Oppure?

Vale la pena aggiungere che alcune ricerche hanno evidenziato che tutti noi siamo d’accordo, in linea di massima, che è preferibile salvare quattro vite sacrificandone una sola. Salvo che quella vita da sacrificare sia la nostra. Il che significa che nessuno comprerebbe un’auto a guida autonoma programmata per sacrificare il suo passeggero al fine di salvare altre vite…

La tecnologia sembra più evoluta della nostra capacità di dare risposte etiche…

L’articolo è stato pubblicato l’1-7-2016 su Famigliacristiana.it

30 Mar 2016

Pensieri filosofici di una mamma

Vittoria Baruffaldi

Vittoria Baruffaldi

Di recente mi sono imbattuto in un libro che incontra diversi dei miei interessi: la filosofia in generale, l’insegnamento della filosofia ai bambini, il rapporto fra filosofia e vita, ovvero l’applicazione della filosofia alla vita, il rapporto fra genitore e figlio…

Si tratta di Esercizi di meraviglia. Fare la mamma con filosofia di Vittoria Baruffaldi, pubblicato da Einaudi. In questo articolo ho presentato e analizzato i temi principali del libro.

L’autrice insegna filosofia in un liceo ed è diventata mamma. È esattamente l’esempio vivente di come filosofia ed esistenza non solo possano, ma anche “debbano” incontrarsi, per fecondarsi a vicenda.

Mi è ovviamente impossibile mettermi nei panni di una donna che ha in grembo un bambino: di certo, la vita che nasce accresce, vorrei dire quasi esaspera la nostra attitudine filosofica, perché ci riporta in quella condizione incantata in cui tutto ci appare meraviglioso, come se lo vedessimo per la prima volta.

23 Ott 2015

Don Milani, una lezione ancora da imparare

Don Milani con i suoi ragazzi.

Don Milani con i suoi ragazzi.

Ieri sera ho presentato a Vigevano nell’ambito della rassegna letteraria l’incontro con Agostino Burberi, allievo di don Milani. Fu il primo bambino che il sacerdote vide quando, la sera del 7 dicembre del 1954, entrò nella chiesa di Barbiana. A fare il chierichetto c’era prorio lui, Burberi, che fece parte del nucleo originario dei primi 6 bambini che frequentarono la scuola di don Milani.

La sua testimonianza è stata bella e forte. Di certo, la lezione del prete di famiglia borghese cacciato dal prete in quel luogo sperduto che era allora – e in parte ancora è – Barbiana è ancora da studiare e assimilare.

Prendiamo la celebre Lettera a una professoressa (1967).

La parte critica evidenziava cinque nodi problematici nella scuola:

  1. emargina i poveri
  2. i programmi sono nozionistici
  3. è slegata dalla vita reale
  4. non aiuta i bambini a diventare cittadini consapevoli
  5. uso il voto in modo improprio

Quante di queste “accuse” sono da considerarsi obsolete?

Guardando alla parte costruttiva della lettera, le cose non cambiano.

In sintesi, si suggeriva di:

  1. non bocciare
  2. dare tempo a quelli che sembrano cretini
  3. dare uno scopo a chi è svogliato

Vi sembrano indicazioni superate, inutili?

Anche il metodo pratico seguito da don Milani e i suoi ragazzi conserva molte indicazioni utili: ad esempio la lettura quotidiana dei quotidiani, il ricorso a ricerche approfondite, i più grandi che insegnano ai più piccoli, i laboratori di scrittura…

28 Mar 2015

Michelangelo per dare dignità ai clochard

PAPA: P.LOMBARDI, CONCLAVE NON PRIMA DI 15 GIORNI DAL 28/2

Non deve passare inosservato il gesto del Vaticano che, dopo aver aperto docce e barberie nel colobìnnato di San Pietro, ha riservato ai clochard una visita alla Cappella Sistina e ai Musei Vaticani. È un’iniziativa dalla straordinario significato simbolico: la bellezza donata agli ultimi, perché non basta il pane per rendere tale un uomo.

Qui ho provato a spiegare il senso profondo di questo gesto.

7 Feb 2015

Tu uccideresti l’uomo grasso?

 

Illustrazione del dilemma etico.

Illustrazione del dilemma etico.

 

Se la domanda vi sembra assurda, provate a leggere questo articolo. E poi ne riparliamo…

L’avete letto?

Che cosa ne pensate, allora? La faccenda è più complicata – meno assurda – di quel che sembrava, vero?

 

6 Mag 2014

App o non App, questo è il dilemma

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Finalmente un libro equilibrato, dcumentato, serio e intelligente sul rapporto fra i giovani (e noi tutti) e le tecnologie. Si tratta di Generazione App di Howard Gardner e Katie Davis (Feltrinelli).

La tesi di fondo è che l’utilizzo sempre più imponente delle App sta modificando la nostra mente. Poiché le App in sé non sono buone né cattive, sta a noi utilizzatori la responsabilità e possibilità di valorizzarle come strumenti per risolvere determinati problemi pratici o farcene “schiavi”.

Lo studio è ricco di considerazioni interessanti, che riguardano da vicino ognuno di noi come fruitori dei media, come genitori e come educatori: in questo articolo le ho analizzate e discusse.

5 Mag 2014

Antonio Conte è Antonio Conte

Antonio Conte

Antonio Conte

Tutti addosso al mister dopo lo sfogo nella conferenza stampa post Juve-Benfica. Allora ho scritto questo articolo per “difenderlo”. Un divertissement, nulla di più…

Io mi sono divertito a immaginarlo; e voi a leggerlo?

9 Apr 2014

Recalcati: il perdono allunga l’amore

Chris Martin e Gwyneth Paltrow si sono detti addio.

Chris Martin e Gwyneth Paltrow si sono detti addio.

Amarsi, magari sposarsi e fare dei figli, e poi lasciarsi. Ormai sembra un percorso normale, inevitabile, a cui ci siamo assuefatti. Guardate Gwyneth Paltrow e Chris Martin… Ogni esistenza è un mistero, figuriamoci l’unione fra due persone. Ed è del tutto impossibile conoscere fino in fondo l’anima di ogni individuo e la storia di ogni coppia. Non si tratta di giudicare, ma di riflettere su questa consumistica rassegnazione all’amore che finisce.

È così? Dovrebbe essere così? Non è più come prima di Massimo Recalcati (Raffaello Cortina) ha il merito, anzitutto, di parlare dell’amore che dura. Perché questo, aggiungo io, è il vero amore.

A volte il cammino di una coppia vive il trauma del tradimento. Come la mettiamo, allora, se crediamo nell’amore che non finisce? Partendo dalla sua esperienza di psicoanalista, l’autore propone una «elogio del perdono nella vita amorosa». In questo articolo analizzo il saggio e ne sottolineo le implicazioni. Amore che dura, addirittura dopo un abbandono; perdono… Concetti inattuali, forse, ma essenziali a un’idea non consumista e utilitarista dell’amore.

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Chi sono

Sono nato a Vicenza nel 1968. Mi sono laureato in Filosofia a Padova con una tesi su Martin Heidegger, poi ho frequentato il Biennio di giornalismo dell’Ifg di Milano. Sono caporedattore e responsabile del settore Cultura e spettacoli di Famiglia Cristiana. Mi sto occupando di Filosofia per bambini e per comunità (P4C). [leggi tutto…]

Preghiere selvatiche

There's a blaze of light In every word It doesn't matter which you heard The holy or the broken Hallelujah
Leonard Cohen

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