Elenco degli articoli in "Pensieri (Filosofia)"

3 Dic 2012

Settis: libertà, è partecipazione

“Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1901).

Quante volte, pensando tra noi e noi o parlando con gli amici, ci si chiede: come è possibile uscire da questa crisi? cosa dobbiamo fare? cosa deve accadere? Le domande restano sospese…

Una buona risposta viene da Salvatore Settis, questo intellettuale (già direttore della Normale di Pisa e di importanti istituzioni culturali nel mondo) che da tempo si è preso a cuore le sorti del nostro malandato Paese. È uscito da poco il suo nuovo saggio, Azione popolare. Cittadini per il bene comune, che fa seguito a Paesaggio Costituzione Cemento (entrambi editi da Einaudi).

I concetti fondamentali mi sembrano due:

1) La difesa del nostro patrimonio ambientale e culturale è chiaramente prevista dalla nostra Costituzione, che si rivela, sotto questo aspetto, all’avanguardia. C’è poco da inventare, semmai bisogna tornare alla nostra Carta. In una bella intervista di Gabriele Salari per Famiglia Cristiana on line, Settis evoca tra l’altro il forte contributo dei cattolici su questo punto: www.famigliacristiana.it/costume-e-societa/cultura/letto/articolo/settis.aspx

2) Essa, per quanto alta e attualissima, resta lettera morta se non è sostenuta dall’azione dei cittadini. È un diritto di ogni cittadino pretendere che la Costituzione venga attuata. È, al tempo stesso, un dovere di ogni cittadino fare in modo che la Costituzione venga attuata. È necessaria un’azione che è anzitutto culturale, ideale, civile: dobbiamo finalmente capire che un Paese che non salvaguarda e valorizza il proprio patrimonio non ha futuro, è miope, destinato al declino… Da tale consapevolezza devono discendere tutte le iniziative concrete per esercitare il proprio diritto-dovere e salvare e promuovere la nostra Terra.

Come cantava Giorgio Gaber: “Libertà è partecipazione”.

Concludo ricordando che proprio oggi Shel Shapiro ha diffuso la sua canzone sulla Costituzione: si intola Undici perché cita i primi 11 articoli della Carta, per ricordarci che la sovranità appartiene al popolo.

23 Nov 2012

19 rompicapi morali, più i miei

I dubbli amletici dell’esistenza.

Mi è arrivato da Laterza (quanti bei libri pubblica questo editore!) un accattivante saggio: Del profumo dei croissants caldi e delle sue conseguenze sulla bontà umana. Sottototitolo: 19 rompicapi morali. Lo ha scritto Ruwen Ogien direttore di ricerca al Cnrs, autori di vari saggi di etica.

Tanti i meriti del volume:

– dimostrare che la filosofia è insita nella nostra vita quotidiana e che, qualunque atteggiamento o scelta compiamo, esprimiamo un modo di ragionare

– mostrare come, in circostanze diverse, il confine tra l’essere o il diventare buoni e l’essere o diventare cattivi sia piuttosto labile

– fornire una scatola di attrezzi per affrontare i piccoli-grandi dilemmi morali della nostra esistenza

Ciascuno potrebbe raccontare i suoi dilemmi morali. Provo a citarne alcuni io.

1) Come comportarsi in luoghi, gruppi, ambienti in cui a prevalere ed essere riconosciuti non sono il merito, il talento, la capacità, bensì altri comportamenti, come il mostrarsi compiacenti con il capo, il non dissentire dalla linea dei potenti di turno? Ha senso continuare a spendere le proprie energie in questi contesti? Come far riconoscere il proprio valore a chi, nei fatti, si dimostra incapace – costitutivamente o per calcolo – di farlo?

2) Come reagire di fronte al male? Lo so, è una domanda impossibile, assurda, da cento millioni di dollari. Eppure tutti dobbiamo, in scale diverse, misurarci con il problema dei problemi: la presenza del male, nella sue infinite forme (ingiustizia, arroganza, corruzione, egoismo, violenza, dolore, malattia…). E la nostra serenità e il nostro equilibrio dipendono molto dalla risposta che diamo a questa domanda ineludibile. Dunque, come la mettiamo con il male che tocca la nostra vita? Come non soccombere, senza venirne schiacciati? Come far valere i propri diritti, senza farsi collusi al potere?

20 Nov 2012

Dedicato a chi vuole amare (maestri 3)

Il sociologo Zygmunt Bauman. Un saggio da ascoltare.

Non perdete la splendida intervista a Zygmunt Bauman sulla Repubblica di oggi realizzata da Raffaella De Santis. Pura poesia.

Titolo: “Le mozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”.

Suggerisco a tutte le coppie, gli amanti, gli innamorati, gli sposi, di stamparla, incorniciarla e appenderla in camera da letto. Io lo farò.

Riporto almeno queste parole: “…abbiamo deciso che lo stare insieme, anche se difficile, è incomparabilmente meglio della sua alternativa“.

Tante cose ci ha insegnato quest’uomo, anch’egli un maestro (dopo il cardinale Martini e l’economista Sachs ne inseriamo un terzo nel nostro pantheon), teorico del mondo liquido. Di lui Enzo Bianchi ha detto che è come il vino: migliora con il passare degli anni. Queste parole le conserverò proprio con quella cura che raccomanda di riservare ai sentimenti e all’amore.

Un paio di volte sono stato a un passo dall’intervistarlo, poi, all’ultimo, l’appuntamento è saltata per qualche motivo. Mi piacerebbe incontarlo, una volta.

13 Nov 2012

C’è vergogna e vergogna…

Carey Mulligan in “Shame” di Steve McQueen.

Non è casuale che, negli ultimi anni, siano usciti diversi saggi sul tema della vergogna. L’attualità offre non pochi spunti per una riflessione sulla sua scomparsa. Marco Belpoliti, un paio di anni fa, titolava esplicitamente Senza vergogna la sua indagine (Guanda).

Stimolante e appassionante è il lavoro che la sociologa Gabriella Turnaturi ha condotto in Vergogna. Metamorfosi di un’emozione (Feltrinelli), mia attuale lettura. L’idea di fondo, ben argomentata e convinvente, è che la vergogna non è scomparsa, come farebbero presumere scandali, episodi di corruzione, impunità, esibizioni di arroganza e ostentazioni di narcisismo, di cui tutti possiamo trovare un’ampia fenomenologia nella nostra vita quotidiana. Essa si è trasformata, ha assunto forme nuove.

Se in passato era la reazione di un individuo alla violazione di un codice etico condiviso dalla comunità, oggi è legata al concetto di performance: poiché ciò che conta è l’affermazione di sé, in una società ridotta a palconscenico per il nostro spettacolo, ci si vergogna allorché non ci si sente all’altezza o si ritiene che la propria esibizione sia inadeguata. Resta, a ben vedere, il riferimento a un orizzonte di valori condiviso, solo che questo è profondamente mutato.

Un altro pregio del saggio è quello di argomentare il discorso con esempi tratti dal cinema e dalla letteratura. Il saggio della Turnaturi sarà oggetto della prossima puntata dell'”Alfabeto dell’etica”, la serie che sto sviluppando sul sito di Famiglia Cristiana.

25 Ott 2012

Così parlò Perazzolo (un’intervista a Libreriamo)

Una home page di Libreriamo.

 

Ho rilasciato un’intervista a Libreriamo (www.libreriamo.it). social book magazine per la promozione die libri e della lettura. Si parla di editoria, autori italiani, impegno civile e altro…

Ecco il link all’intervista:  www.libreriamo.it/a/2912/paolo-perazzolo-una-proposta-editoriale-di-qualita-esiste-ancora-bisogna-imparare-a-scovarla.aspx

post scriptum: per chi non l’avesse colto, c’è un po’ di autoironia nel titolo…

24 Ott 2012

L’alfabeto dell’etica: rispetto

 

Sul sito di Famiglia Cristiana sto curando la serie “L’alfabeto dell’etica”, interviste a filosofi e pensatori che riflettono sulle parole delle morale, come primo passo per un agire più consapevole e responsabile. Vorrei gradualmente portarle anche nel mio blog. Intanto, qui, creo il collegamento all’intervista a Roberto Mordacci sul tema del rispetto:  www.famigliacristiana.it/costume-e-societa/cultura/letto/articolo/rispetto.aspx.

Anche l’intervista a Edgar Morin sul concetto di sviluppo fa parte di questa serie: ne ho già parlato in questo blog.

19 Ott 2012

Soldi alla banca (etica) o alla mendicante?

Anche il denaro può avere un’anima.

Ho aperto un conto alla banca etica. Da tempo ci stavo pensando, finalmente mi sono deciso. Voglio che il mio denaro serva a finanziare progetti che rispettano l’uomo e l’ambiente. Non voglio scoprire che sono finiti a finanziare qualche azienda che fa cose che non posso accettare.

Per chi non la conoscesse, Banca etica si distingue dagli altri istituti di credito (www.bancaetica.com) per alcune ragioni: finanzia solo imprese che superano certi requisiti (quelle che inquinano o sfruttano il lavoro minorile, ad esempio, non riceveranno mai un euro) e destina parte del guadagno al sostegno di progetti sociali e ambientali di valore.

Mi sono deciso per la ragione ricordata sopra, ma anche perché chi sa è responsabile: voglio dire che, avendo avuto l’opportunità di conoscere i principi di Bance etica e condividendoli, se non “la scelgo” sono colpevole, rinuncio a fare del bene che posso fare.

Mentre tornavo, appena aperto il conto, in metropolitana ho incontrato una donna che chiedeva l’elemosina. Mi sono chiesto: era più giusto e più efficace dare i soldi a questa povera? Mi sono risposto che investire nella Banca etica era una scelta sia moralmente che economicamente preferibile. Dando un euro alla mendicante, nella migliore delle ipotesi le avrei permesso di comprarsi del latte o dei biscotti, ma, subito dopo, avrebbe dovuto tornare a chiedere l’elemosina; nella peggiore delle ipotesi, avrebbe dovuto portare il raccolto a qualche boss… Affidando il denaro a Banca etica, invece, sostengo progetti a lungo termine, duraturi, grazie ai quali qualche persona in più potrà trovare non un’elemosina occasionale, ma un lavoro, un inserimento sociale, un’opportunità reale di cambiare vita…

16 Ott 2012

La parola agli introversi

Il libro di Susan Cain e la copertina del Time.

Esce domani in Italia per Bompiani un libro affascinante: Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare. In breve: uno studio, profondo e argomentato, sul prevalere nella società degli estroversi, degli “urlatori”, e del soccombere dei timidi, degli introversi, che di cose da dire e di talenti utili al mondo ne avrebbero in abbondanza… Se solo qualcuno li stesse a sentire.

L’autrice è Susan Cain, timida cronica, un paio di lauree nei maggiori atenei americani, opinionista e consulente per molte aziende. Negli Stati Uniti il libro ha avuto un tale successo che ha ispirato una copertina del Time e ha dato vita a un sito-forum frequentatissimo: www.thepowerofintroverts.com.

Al di là dell’aspetto psicologico della questione, pure rilevante, mi preme sottolineare qui quello culturale: il mondo è davvero nelle mani non di chi ha più capacità, talento, idee, ma di chi sa meglio imporsi. Sui risultati di tale tendenza, lascio a voi giudicare. Non c’è tempo, non c’è voglia, non c’è interesse a scoprire, far emergere i valori nascosti delle persone; la scena è costantemente dominata dai “forti”, da chi sa alzare la voce, attirare l’attenzione. Anche in questo caso a prevalere  è l’apparenza. L’arena politica è tragicamente emblematica.

Susan Cain indaga bene le valenze culturali e sociali del fenomeno e mostra come, nella storia, le più grandi innovazioni e creazioni siano arrivate grazie agli introversi e ai timidi. Immaginare una cultura che sa dare loro ascolto, che li sa valorizzare per ciò che di buono effettivamente possono dare, significa cominciare a costruire un mondo meno aggressivo, più meritocratico, meno schiavo delle apparenze.

12 Ott 2012

Non toccate gli innocenti

Questo articolo è, volutamente, senza alcuna immagine. Deve servire solo a levare una voce in difesa degli innocenti, il bambino prelevato a scuola nel Padovano e tutti gli altri, perché il male inflitto agli innocenti è irreparabile, insensato, scandaloso. Dobbiamo rifletterci tutti: papà, mamme, giudici, forze dell’ordine, società, politica, scuola…

«Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare» (Gesù Cristo)

 

11 Ott 2012

Enzo Bianchi, la Parola e le parole

Il priore della Comunità di Bose Enzo Bianchi.

Faccio parte della giuria tecnica del Premio letterario Città di Vigevano. Quest’anno il Premio nazionale alla carriera è stato assegnato a Enzo Bianchi, fondatore e priore della Comunità monastica di Bose. E non poteva essere altrimenti, dato che il tema dell’edizione 2012 è “La forza delle parole”.

Ho avuto il piacere di scrivere la motivazione al premio, che gli verrà “consegnato” sabato 20 ottobre al Teatro Cagnoni di Vigevano. La riporto qui sotto.

«Se c’è un termine in grado di sintetizzare e restituire il senso dell’intensa parabola umana, intellettuale e pastorale di Enzo Bianchi, questo è proprio il termine “parola”. Essa ha costituito fin dall’inizio il fulcro e il centro della lunga esperienza del fondatore e priore della Comunità monastica di Bose. Pochi come Enzo Bianchi, in questi anni, hanno saputo ricordarci, sia attraverso le pubblicazioni sia attraverso gli interventi orali, che un corretto rapporto con la Parola chiede come condizione preliminare l’ascolto. Porsi di fronte alla Parola significa, anzitutto, fare silenzio, mettere a tacere le tante parole della quotidianità, creare dentro di sé un vuoto per creare uno spazio e mettersi in ascolto. Il priore insegna e testimonia che c’è una Parola che ci trascende, che si alza sopra il mormorio confuso delle nostre esistenze: la sola capace di ristorarle, orientarle, sostenerle, rinnovarle…

Qualunque parola umana nasca priva di questo legame con la Parola originaria apparirà stanca e ripetitiva e denuncerà presto il suo limite e la sua caducità. Le parole che ogni uomo è chiamato a dire, anzitutto nella trama della vita – ci rammenta Enzo Bianchi – si configurano dunque come risposta, come reazione alla voce originaria. Parole che l’uomo è invitato a spezzare come pane, per portare a tutti un pezzo di ciò che l’ascolto ha svelato: perché la parola va declinata tanto con l’iniziale minuscola – e quindi va ascoltata e custodita – tanto con la minuscola – quando deve essere incarnata nell’ordinarietà dei giorni.

Il crescente successo delle meditazioni affidate alla scrittura da Enzo Bianchi, come pure la grande attenzione che suscita ogni sua presenza nei dibattiti e nei festival, certificano come il pubblico abbia saputo riconoscere nelle sue parole un segno potente e autentico della Parola fondamentale».

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Chi sono

Sono nato a Vicenza nel 1968. Mi sono laureato in Filosofia a Padova con una tesi su Martin Heidegger, poi ho frequentato il Biennio di giornalismo dell’Ifg di Milano. Sono caporedattore e responsabile del settore Cultura e spettacoli di Famiglia Cristiana. Mi sto occupando di Filosofia per bambini e per comunità (P4C). [leggi tutto…]

Preghiere selvatiche

There's a blaze of light In every word It doesn't matter which you heard The holy or the broken Hallelujah
Leonard Cohen

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