Elenco degli articoli in "Pensieri (Filosofia)"

25 Mar 2013

Recalcati: Telemaco è il figlio giusto

Il saggio di Massimo Recalcati su Telemaco.

Il saggio di Massimo Recalcati su Telemaco.

Il padre è evaporato. Eppure, la domanda di paternità (legge, autorità, norma) resta ed è forte.

Si badi bene: il padre non è morto provvisoriamente, con la conseguenza che potrebbe, un domani risorgere. È tramontato definitivamente, almeno nella forma della Legge-Ideale assoluto. Eppure del padre si ha bisogno. Che fare? Che cosa resta del padre? E come coglierlo?

Non risponde alla domanda Edipo, in opposizione violenta al padre. E neppure Narciso, così di moda e diffuso oggi, tutto preso da sé stesso.

La via potrebbe additarla Telemaco: egli guarda il mare, in attesa del padre. E dal mare arriva sempre qualcosa. Non arriverà il padre-re, il padre-ideale, il padre-eroe, bensì un padre che combatterà per riconquistare il suo regno. Assieme al figlio. La nuova possibile allenza fra padre e il figlio si configura secondo questa dialettica: la testimonianza del padre (non più eroe, ma testimone, appunto) e la capacità del figlio di acquisire l’eredità. Che non è un Regno, non è la mera trasmissione di un bene che avviene una volta per tutte. È, invece, una dinamica di acquisizione.

Il saggio di Massimo Recalcati Il complesso di Telemaco (Feltrinelli), sviluppando e portando a compimento la riflessione già avviata sulla morte del padre e sul desiderio, è – a mio avviso – uno di quei testi che segna un passaggio nella storia del pensiero.

24 Mar 2013

Le tag di papa Francesco

La tenerezza di papa Francesco.

La tenerezza di papa Francesco.

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23 Feb 2013

Perché non possiamo non dirci stupidi

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Un dipinto di Botero, citato da Marrone nel suo saggio.

Senza offesa per nessuno, il titolo mi sembra la migliore sintesi di un saggio stimolante, benché non di facilissima lettura, che ho appena finito. Si tratta di Stupidità del semiologo Gianfranco Marrone (Bompiani). Un’indagine tutt’altro che scontata sulla cretineria, in cui si visitano autori come Barthes, Flaubert, Musil, Eco, Sciascia, Adorno…

Ecco, in breve, quel che mi è rimasto da questa lettura:

– si tende a pensare che lo stupido sia sempre l’altro

– invece lo siamo tutti, almeno in qualche campo, in qualche contesto (quello della stupidità parziale è una bella intuizione dell’autore)

– anziché contrapposte, stupidità e razionalità sono in un rapporto di continuo scambio, al centro di un’incessante oscillazione e inquinamento reciproco

– la stupidità è quindi insuperabile, l’unico atteggiamento possibile per non farsene dominare è quella ragionevolezza che limitatamente ne subisce il fascino, ma senza farsene soggiogare e imbrigliare definitivamente

– la stupidità sfugge a qualsiasi definizione, ma è certo che il fanatismo e la “mancata evoluzione” (Adorno), ovvero l’interruzione della crescita, della trasformazione di se stessi, la chiusura entro uno schema la evocano fortemente

8 Feb 2013

I consigli di Machiavelli all’elettore

Un ritratto di Machiavelli.

Un ritratto di Machiavelli.

Cinquecento anni fa, nel 1513, Niccolò Machivelli scrisse Il Principe, un trattato politico – definiamolo così – destinato appunto a chi deve governare. Per rivisitare o conoscere il pensiero di Machiavelli raccomando un testo davvero stimolante: Scegliere il principe di Maurizio Viroli, edito da Laterza. L’autore, docente di Teoria politica all’Università di Princeton e di Comunicazione politica all’Università della Svizzera italiana (Lugano), ha avuto una bella idea: rileggere il testo del grande pensatore attualizzandolo e trasformando tali attualizzazioni in consigli che lo stesso Machiavelli dà al cittadino elettore. Una bella idea, svolta con non minore competenza e brio.

Valga un esempio. Prendiamo il capitolo due del saggio. «Giudica alle mani, non agli occhi», si legge nel capolavoro del Cinquencento. «Ovvero: i politici si giudicano guardando i fatti e non le apparenze», traduce Viroli.  Meraviglioso…

Esiste un’indicazione più congrua dinanzi alla campagna elettorale a cui stiamo assistendo? E dato che ben pochi sono i volti realmente nuovi fra i candidati, non dovrebbe risultare difficile esaminare «i fatti», quello che hanno fatto quando erano al Governo, se hanno pensato all’interesse nazionale o a quello privato, se hanno aiutato il Paese a crescere o l’hanno fatto precipitare sull’orlo del baratro (non solo economico, ma anche morale e culturale), e non farsi irretire dalle apparenze, alle promesse di togliere questa o quella tassa…

1 Feb 2013

Filosofate bambini, filosofate

La bambina filosofica di Vanna Vinci.

La bambina filosofica di Vanna Vinci.

Mi ha molto appassionato in questi anni il tema della filosofia per i bambini, cioè praticata con i bambini. All’origine di questo interesse, c’è un semplice ragionamento: se la capacità di pensare in maniera critica e autonoma è uno dei più grandi beni dell’uomo, al punto che dovrebbe diventare un dovere per ogni sistema scolastico e un diritto inviolabile della persona, allora bisogna fare in modo che fin da quando si è piccoli la mente venga educata, allevata, coltivata, sviluppata, esercitata. E niente è meglio della filosofia a tal scopo.

A ciò si aggiunga una considerazione importante: il bambino è filosofo per natura. Come ci hanno insegnato i greci, è la meraviglia di fronte all’essere a suscitare la domanda. E la meraviglia è una delle caratteristiche fondamentali dell’infanzia. Ancora, c’è nella mente del bambino un’autentica attitudine al pensiero, alle domande, alla ricerca di risposte, che non va dispersa (si legga il bellissimo Il bambino filosofo di Alison Gopnik, Bollati Boringhieri).

Voglio qui ricordare due cose: che l’Unesco si è fatto promore di un appello, intitolato Filosofia, scuola di libertà, in cui raccomanda l’insegnamento della filosofia findalla scuola primaria; e che all’estero, ma anche in Italia, esistono molte esperienze interessanti, sulle quali ora non mi posso soffermare, ma su cui mi riprometto di tornare.

Segnalo almeno il volume Piccole ragioni. Filosofia con i bambini pubblicato da Cosimo Panini, che dà conto del lavoro compiuto dalla Fondazione Collegio San Carlo. Da sottolineare che contiene non solo utili contributi teorici sulla filosofia per i bambini, ma anche le tracce di alcuni percorsi di pratica filosofica con i bambini, sperimentati sul campo.

30 Gen 2013

La bellezza dell’abbastanza

Per una filosofia dell'abbastanza.

Per una filosofia dell’abbastanza.

Abbastanza è un concetto stimolante e suggestivo. Che cosa significa “abbastanza” (enough in inglese)? E che cosa indica, soprattutto? Va da sé che solo ciascun individuo può stabilire che cosa è abbastanza per sé: ciò che è abbastanza per me può essere troppo o troppo poco per te,  tanto nella vita spirituale e sentimentale, quanto in quella materiale.

In questi anni la categoria dell’abbastanza ha però vissuto un ritorno impetuoso: si parla, ad esempio, di “economia dell’abbastanza”, in opposizione alle tendenze consumistiche e alla logica che più si ha meglio è. Uno degli effetti della crisi è stato proprio quello di indurci a riscoprire il valore delle cose, rendendoci consapevoli che, a volte, aspiriamo al superfluo.

In quest’ottica segnalo l’uscita da Mondadori di Quanto è abbastanza, di Robert ed Edward Skidelsky, il primo docente di Politica economica a Warwick e autore – non a caso – di una monumentale biografia di Keynes, il secondo docente di Filosofia a Exter: bello che siano un padre e il figlio a riflettere insieme su questo tema. La domanda di fondo è: di che cosa abbiamo bisogno per essere felici? Di quanto denaro? Un discorso ampio, che porta a mettere in discussione ad esempio la “dittatura” del Pil (che avrà i suoi meriti in fatto di misurazione della produzione economica di un Paese, ma fallisce drammaticamente nel rilevare tutto ciò che dalla dimensione economica esula) e i nostri stili di vita.

Da tempo grandi economisti hanno dimostrato che, raggiunto un certo grado di benessere, la ricchezza non crea affatto felicità. Un dibattito a cui nessuno – individuo, comunità, istituzioni – si dovrebbe sottrarre.

21 Gen 2013

Ciaccio Montalto, la maggioranza degli onesti

Il giudice Montalto.

Il giudice Montalto.

Occupandomi della pubblicazione da parte di Sellerio di Esercizi di cronaca di Vincenzo Consolo, di cui ricorre oggi il primo anniversario della scomparsa, mi sono imbattuto nella figura del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. Uno dei tanti eroi semisconosciuti che popolano la nostra storia. Seguendo il processo al “Mostro di Marsala”, Consolo conobbe e divenne amico del giudice. Persona seria, intelligente, impegnata a servire lo Stato. Ben consapevole sia della possibilità che in quella losca vicenda fosse coinvolto qualche pezzo grosso, sia di rischiare la vita. Fu ucciso il 25 gennaio del 1983.

Quanto uomini del genere esistono nel nostro Paese? Morti nel silenzio, caduti nell’oblio, eppure figure centrali per la nostra democrazia. Mi piace pensare che siano l’avanguardia di una maggioranza silenziosa che, giorno dopo giorno, senza salire agli onori della cronaca, fa il proprio dovere, vive al meglio la propria vita e la propria professione, nel rispetto delle regole. Sì, questa gente è la maggioranza, quasi sempre soverchiata da una minoranza di faccendieri arroganti che non rispettano nulla, tanto meno la legge. Una maggioranza purtroppo senza voce, sola. Ma dobbiamo ricordarci che esiste, che fra i nostri “vicini” non ci sono solo farabutti dediti all’interesse personale a ogni costo, ma, soprattutto, gente per bene, normale e seria, che vive con dignità.

Il giudice Montalto ci ricorda tutto questo. E non è poco.

 

12 Gen 2013

Chi legge romanzi sa pensare bene

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“Il sonno” di Salvador Dalì.

In un bell’articolo su La Stampa di giovedì scorso Paolo Bertinetti raccontava che le più prestigiose università americane (Harvard, Princeton) hanno inserito l’obbligo di esami in materie umanistiche anche nei corsi di studi tecnici. Un ingegnere, ad esempio, dovrà studiare anche un po’ di letteratura e leggersi qualche romanzo.

Il 19 gennaio all’Università Cattolica di Milano si terrà un’interessante giornata di studi promossa da Pubblicità progresso dall’eloquente titolo: “Allarme pensiero: gli studenti sanno sempre meno ragionare in modo strutturato, argomentato e critico?”.

C’è un forte legame fra le due cose: sono convinto che per aiutare i giovani a maturare la capacità di un pensiero critico gli studi umanistici siano fondamentali. Sono essi a dare la forma mentis necessaria ad affrontare questioni di qualsiasi natura, ad analizzarne i contenuti, a formulare delle ipotesi.

Qualche tempo fa l’Unesco ha prodotto un’esortazione alle nazioni affinché introducessero la filosofia fin nei programmi delle scuole primarie: la filosofia, infatti, è per eccellenza la disciplina che esercita, sviluppa e stimola il nostro intelletto, spingendo l’essere umano a valutare in maniera autonoma e critica ogni problema. Immaginate quale beneficio per le persone e la società ne deriverebbe se gli individui venissero educati al pensiero fin da piccoli… Purtroppo non credo che quel documento Unesco abbia prodotto grandi effetti… Resta il fatto che, soprattutto in un’epoca di vasto impiego delle tecnologie, di sovrabbondanza d’informazione e di complessità crescente (come insegna Edgar Morin: vedi) l’esercizio del pensiero dovrebbe essere la principlae preoccupazione di ogni buon educatore.

Vi sembra che tali idee abbiano non dico spazio nei programmi dei partiti politici, ma che esista almeno un serio dibattito intorno a questi temi?

31 Dic 2012

L’augurio per il 2013: più cultura

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“L’Italia doro” di Luciano Fabro (1971).

Che cosa augurarci – a noi come Paese e come amanti delle degustazioni culturali – per il 2013?

L’augurio sorge spontaneo leggendo la classifica dei musei più visitati nel 2012. Per farla breve, nella top ten mondiale l’Italia non figura per nulla, nemmeno nelle posizioni finali. D’accordo, ai primi posti troviamo mostri sacri delle istituzioni culturali come il Louvre di Parigi (1° posto), il Metropolitan di New York (2° posto), il British Museum di Londra (3°posto). D’accordo, Francia, Stati Uniti e Inghilterra sono colossi politici, che sullo scacchiere mondiale contano ben più dell’Italia. Però…

Però 1: il nostro patrimonio culturale (e ambientale, non dimentichiamolo) è inferiore?

Però 2: non è che questi Paesi sanno fare più sistema di noi?

Però 3: non è che sanno valorizzare e promuovere quello che hanno meglio di noi?

Però 4: non è che credono e investono nella cultura più di noi?

Si dirà: sono nazioni più popolose della nostra e con un enorme flusso turistico. Appunto: molto si potrebbe ragionare sul legame fra denatalità e svilimento del nostro patrimonio culturale e ambientale (ovvero il disconoscimento della nostra identità originaria); e altrettanto si potrebbe dire quanto al continuo calo dei turisti che scelgono il Belpaese per le loro vacanze e i loro viaggi. Fra valorizzazione e investimento culturale e fiducia nel futuro esiste un legame profondo.

Quindi: l’augurio di un anno con più cultura, a tutti voi e al nostro Paese.

24 Dic 2012

Scommettiamo sul futuro (Lui l’ha fatto)

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Non si riflette mai abbastanza sul fatto che il Natale è la nascita di un Bambino: il fatto più naturale e al tempo stesso più sconvolgente del mondo. Tagore diceva: ogni bimbo che nasce ci fa sapere che Dio non è stanco dell’uomo.

Anche chi non ha fede, può vedere in questo evento un’irruzione del mistero nella vita, il farsi presente della Vita stessa. In un’intervista al Corriere della sera di sabato 22 dicembre, lo psicologo Massimo Ammaniti sottolineava che ogni nascita è un’apertura al futuro, tanto che la fortuna degli Stati, e le loro crisi, sono sempre collegate agli indici di natalità. E questa è una constatazione totalmente laica.

Ogni Bambino porta vita, sconquassa l’esistente, lo rinnova, “ricarica” il futuro, rompe gli equilibri, rende possibili nuove ipotesi, apre all’inconoscibile e all’imprevedibile. Dota il mondo di nuove energie e possibilità.

Sembra incredibile, ma è un Bambino a immettere effetti così diremponenti nel corso della storia.

Buon Natale.

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Chi sono

Sono nato a Vicenza nel 1968. Mi sono laureato in Filosofia a Padova con una tesi su Martin Heidegger, poi ho frequentato il Biennio di giornalismo dell’Ifg di Milano. Sono il responsabile del settore Cultura e spettacoli di Famiglia Cristiana. Mi sto occupando di Filosofia per bambini e per comunità (P4C). [leggi tutto...]

Preghiere selvatiche

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Leonard Cohen

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