Elenco degli articoli in "Storie (Letteratura)"

19 Giu 2013

Dan Brown? Meglio Richard Ford

Dan Brown contro Richard Ford (fotomontaggio di Fabiano Albani).

Dan Brown contro Richard Ford (fotomontaggio di Fabiano Albani).

A mio modesto parere, Richard Ford è molto più bravo di Dan Brown. A cominciare dall’incipit del suo ultimo romanzo, Canada. Lo spiego in questo articolo su Famigliacristiana.it.

13 Apr 2013

Murakami, beato ma non ancora santo

Murakami Haruki

Murakami Haruki

Un bell’articolo di Repubblica ieri analizzava l’opera e il successo del giapponese Murakami Haruki. Da tempo volevo scrivere qualcosa a proposito del suo 1Q84, il suo ultimo imponente romanzo, diviso in due volumi (Einaudi).

Vado subito al sodo: siamo indubbiamente in presenza di un grande autore, dotato di una straordinaria forza visionaria, capace come pochi di dare voce all’inconscio, di mostrare come sia protagonista della nostra vita “vigile”, di creare realtà e mondi paralleli, di descrivere la solitudine e il bisogno d’amore dell’uomo contemporaneo, la difficoltà di comunicare…

La mia opinione è – restando alle sue ultime opere – che tutte queste qualità siano all’opera soprattutto in Kafka sulla spiaggia, un autentico capolavoro, nel quale la penna dello scrittore sembra guidata dal dio della letteratura. Possiamo dire lo stesso del monumentale e più recente 1Q84? A mio avviso, non siamo allo stesso livello: il romanzo promette più di quel che mantiene, Murakami gioca con furbizia e abilità con la trama, i personaggi e i lettori, ma resta l’impressione che si alzi qualche piccolo rivolo di fumo che non viene dall’arrosto…

Affascinante la ragazza protagonista, altrettanto la vecchia signora, abbastanza Tengo, il protagonista maschile… Il tema della setta e del fanatismo religioso invece lascia presagire intuizioni che non arrivanoi mai: il leader, la stramba storia dei Little People e altre parti ancora assomigliano a effetti speciali che si dissolvono, lasciando il cielo vuoto… Se gli elementi narrativi non evocano, non alludono, non diventano significanti, ma sono fini a se stessi, si produce un gioco letterario, raffinato fin che si vuole, ma non un capolavoro… Kafka sulla spiaggia invece…

Concludo dicendo che fare una valutazione critica di un autore, esprimendo giudizi diversi sui suoi libri, non significa affatto disprezzarlo. A volte si insinua il sospetto cheattorno a questo scrittore si sian0 costruite una moda e una venerazione un po’ acritiche.

11 Mar 2013

Simonetta Agnello Hornby, il veleno dell’ambiguità

Simonetta Agnello Hornby

Simonetta Agnello Hornby

L’ambiguità è la parola chiave dell’ultimo romanzo di Simonetta Agnello Hornby, Il veleno dell’oleandro (Feltrinelli). Un romanzo che tiene avvinto il lettore fino alla fine. La scrittrice-avvocatessa ci riporta nella sua Sicilia, dove sorge una maestosa villa appartenuta al diplomatico Tommaso Carpintieri e dove confluiscono i figli Mara, Giulia e Luigi per dare l’estremo saluto alla mamma-zia Anna, seconda moglie dell’ambasciatore. Dovranno tutti misurarsi con l’affascinante Bede, gestore della proprietà, nonché amante prima di Tommaso e poi della stessa Anna. La caccia ad alcune misteriose pietre preziose a cui allude Anna solleciterà l’avidità – in varie forme – dei figli, costretti a scoprire affari loschi e inquientanti nella gestione delle villa e delle annesse serre.

Tanti i personaggi, in una trama che si infittisce, arricchisce e complica a ogni capitolo: forse sono persino troppi i temi che l’autrice ha voluto concentrare in questa storia. La forza della passione, i legami familiari “necessari” eppure colmi di contraddizioni, la violenza domestica (come avvocatessa, l’autrice si è occupata della questione, già presente in altri suoi testi), e ancora la tratta dei clandestini, la mafia (non pienamente credibile la setta con i suoi adepti)… Forse troppo, anche se il romanzo è nel complesso riuscito e intrigante, grazie alla maestria della Agnello Hornby nel condurre il gioco e a una scrittura capace di rendere vivida la scena.

E’, Il veleno dell’oleandro, un romanzo sull’ambiguità. Ambiguo è Bede, figura attorno a cui ruota tutta la vicenda: nella sessualità, nei sentimenti (devoto ad Anna fino alla fine, complice della gestione criminale della proprietà); ambuigui sono Tommaso e Anna, e ogni altro protagonista, inclusa Mara, alla cui voce – alternata a quella dello stesso Bede – è affidata la narrazione.

Nulla è come appare, bene e male sono iscritti in ogni personaggio, ogni sentimento ha una doppia faccia, non c’è comportamento che non abbia un duplice risvolto… Tutte le vite descritte sono, in fondo, lacerate da una radicale ambiguità. Persino il paesaggio ne è segnato.

Giudizio finale: un romanzo intrigante che vale la pena leggere.

24 Feb 2013

La piramide di Nicola Lecca

Nicola Lecca ritratto da Andrea Francesco Berni.

Nicola Lecca ritratto da Andrea Francesco Berni.

E’ una bella fiaba La piramide del caffè di Nicola Lecca (Mondadori): storia di Imi, un ragazzo che, uscito al compimento del 18° anno di età dall’orfanotrofio in cui era vissuto fino ad allota, realizza il suo sogno di vivere a Londra e di lavorare in un caffè. Il suo candore si scontrerà con le ferree logiche del business, ma un’insospettabile paladina rimetterà le cose a posto… (seguirà recensione su Famiglia Cristiana).

Diversi elementi rendono interessante l’autore e il suo libro. L’autore, per l’aver viaggiato e vissuto in mezzo mondo; per le sue precedenti e promettenti prove letterarie; per la grazia con cui costruisce la sua favola moderna; per la sensibilità con cui si è avvicinato, ha raccontato ed è rimasto legato all’orfanotrofio in cui si è realmente imbattuto… E qui siamo a questo suo ultimo romanzo, quasi la ricerca di una terza via fra idealismo e duro realismo…

Leggiamo nelle note come l’incontro con i bambini dell’orfanotrofio l’abbia toccato…

Uno scrittore giovane da cui possiamo attenderci ancora molto.

13 Feb 2013

Karol e Joseph, la dignità dell’addio

Ratzinger con Wojtyla.

Ratzinger con Wojtyla.

L’uno ha scelto di portare la croce fino all’ultimo. Di fare della malattia la testimonianza dell’abbandono a Dio. Di manifestare la potenza della e nella fragilità, sull’esempio di Gesù Cristo, morto e risorto. Di contrastare la cultura imperante che non accetta limiti e impone la bellezza e la salute, sempre e ovunque. Di accogliere la morte come dimensione della vita, nella fede che non sia definitiva.

L’altro ha annunciato al mondo che non era più in grado di servire, come si deve, il popolo di Dio. E poiché il suo ministero non gli apparteneva, l’ha rimesso alla Chiesa. E poiché la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo, gli ha fatto spazio, se ne è fatto “radura”.

Due esempi diversi e ugualmente mirabili di umiltà, dignità, sequela al Maestro.

Quanto ognuno di noi – e a maggior ragione chi occupa un ruolo pubblico – può imparare dall’addio di questi due uomini.

4 Gen 2013

Scandalosa Etty Hillesum

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Etty Hillesum in un fotomontaggio.

Ho concluso la lettura della versione integrale dei Diari di Etty Hillesum pubblicata da Adelphi. Che donna (credo che il complimento le farebbe davvero piacere…).

Confesso che mi hanno sorpreso e spiazzato i primi quaderni, quelli che documentano la relazione con il chirologo Julius Spier, che non avevo mai letto e che, forse, sono meno noti al pubblico. Certamente il rapporto con quest’uomo ha contribuito a forgiare la personalità e l’interiorità della ragazza.

Le straordinarie intuizioni concentrate negli ultimi quaderni – nei quali l’incombere della catastrofe nazista con le deportazioni si fa sempre più concreto e opprimente – trovano varie anticipazioni nelle pagine precedenti, che costituiscono una lunga preparazione allo stato d’animo e alle scelte finali. Il confronto con questi documenti eccezionali colpisce per la straordaria interiorità di Etty: in tempi di materialismo greve e piatto, riscoprire la vita e il pensiero di una donna che è riuscita a scandagliare la spiritualità del proprio animo come pochi altri nella storia sarebbe senz’altro utile. Come ho già detto nel post precedente dedicato alla Hillesum (vedi qui), la lucidità e la serenità con cui riuscì a vedere la presenza di Dio e la bellezza della vita anche nell’orrore più angosciososo rappresentano una lezione vorrei dire inimitabile. Quando dice che l’uomo occidentale – in ciò svantaggiato rispetto all’orientale –  fatica a cogliere le opportunità insite nell’esperienza del dolore e del male, sembra che parli di molti di noi, senz’altro di me.

Infinte le citazioni che vorrei condividere…

“L’unico modo che abbiamo di preparare questi tempi nuovi è di prepararli fin d’ora in noi stessi”.

“Esisterà pur sempre un pezzetto di cielo da poter guardare, e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera”.

“Ogni violenza nel mondo ha delle conseguenze, come ogni azione. Esistiamo per prendere su di noi un po’ del dolore del mondo offrendo il nostro petto, non per moltiplicarlo, facendo a nostra volta violenza”.

Se riportassi tutti i passaggi che ho sottolineato ed evidenziato durante la lettura, finerei con lo scrivere a mia volta un lungo libro. Mi limito a dare voce, nello spazio “Preghiere selvatiche del blog”, a un’intuizione “scandalosa” e sconvolgente di Etty. Sarebbe interessante studiare a fondo la sua teologia…

29 Dic 2012

L’isola di De Carlo è quasi un capolavoro

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“Eruzione dell’Etna” di Renato Guttuso.

Dunque, Villa Metaphora di Andrea De Carlo (Bompiani) è un capolavoro? Me lo ha chiesto ieri sera un amico, che aveva letto il mio appunto sul romanzo dello scrittore (vedi qui). Nel frattempo ho ultimato il libro, naturalmente, e la mia impressione è che siamo in presenza non di un capolavoro, forse (quelli arrivano dal “cielo”, si sa), ma di un ottimo romanzo sì.

Perché? Perché le oltre 900 pagine sono avvincenti e non annoiano mai; perché la scrittura di De Carlo è, al solito, felice e piacevole; perché ha scolpito, attraverso la galleria di personaggi che trascorre una vacanza nel resort di lusso sull’isola di Tari, fra la Sicilia e l’Africa, altrettanti modelli umani, se non antropologici, credibili e verificabili nella nostra esperienza quotidiana; perché i numerosi riferimenti all’attualità – che tengono fede all’aspetto metaforico dichiarato già nel titolo – sono stimolanti e godibili

Un altro elemento va sottolineato: una sorta di impegno civile che, benché non costituisca forse la ragione primaria dell’opera, traspare dalle pagine.

Qualcuno ha espresso opinioni diverse dalla mia. L’ultima edizione del Domenicale del Sole 24 Ore, ad esempio. Che è viziata, a mio parere, da un grosso limite: non ha colto l’ironia che l’autore ha voluto immettere, dalla prima all’ultima pagina, nel suo racconto. E’ questo sorriso nascosto a rendere plausibile il tutto e ad evitare che si risolva in un drammone pretenzioso.

Leggere per credere…

15 Dic 2012

Due o tre libri che regalerei

E’ consuetudine che un amico, a Natale, mi chieda i titoli di alcuni romanzi da regalare alla moglie. Anche quest’anno ho preparato un foglietto con i miei suggerimenti. Nella foto che vedete qui sopra, ecco gli autori e i titoli segnati nella parte alta del foglietto.

Si tratta di libri di diverso valore e natura, ma tutti meritevoli di una lettura.

13 Dic 2012

Etty Hillesum, trovare il bene nel male

Etty Hillesum

Adelphi ha pubblicato l’edizione integrale dei Diari di Etty Hillesum, la ragazza ebrea che, nel buio del lager, seppe trovare e  donare luce. È la prima volta che questa preziosa testimonianza viene presentata nella sua interezza. Ho scoperto la sua storia e, soprattutto, il suo messaggio grazie a una cara amica, che in lei ha trovato un esempio e la forza per vivere e dare senso al suo dolore personale.

L’inestimabile insegnamento che viene da questa giovane è che anche al cospetto del male, dell’ingiustizia, della disumanizzazione è possibile non solo non perdere la propria dignità di persone, ma anche inseguire e gustare una inspiegabile gioia e pienezza. Nella più piena e assurda insensatezza c’è un senso. Tutto ciò ha a che fare con il mistero del dolore, del male, e con la sua accettazione. Un tema che – lo confesso – mi resta ostico e insuperabile. Di fronte al male, la mia reazione tende a vincerlo, superarlo, trasformarlo almeno. Difficile è, per me, l’accettazione. Eppure di continuo sbatto contro questa parola: l’accettazione della vita, anche nelle sue pieghe negative. La mia pochezza mi porta a scindere l’energia e l’impegno attivo da mettere in campo contro il male dalla sua accettazione, come poli incompatibili e inconciliabili. Forse non è così, sicuramente non sarà così.

Ho letto con enorme interesse, in questo senso, La bontà insensata di Gabriele Nissim.

Etty che dice? Che di fronte a ciò che non può essere cambiato, resta la possibilità dell’accettazione e di uno sguardo interiore che conduce a una gioia e a una serenità insospettabili. “Non sforzarti di cambiare ciò che non puoi cambiare, sforzati di cambiare ciò che puoi cambiare”, recita un detto francescano. Di certo, dalla natura della nostra “risposta” esistenziale al male che incontriamo dipende la qualità della nostra vita, della nostra serenità. Senza una personale risposta allo scandalo del male, qualcosa continuerà a inquietarci, come una spina conficcata nel cuore.

Mettiamoci all’ascolto di Etty, dunque.

11 Dic 2012

Andrea De Carlo ha scritto un capolavoro?

Andrea De Carlo ha pubblicato “Villa Metaphora”.

Sto leggendo, con gusto, piacere e curiosità, l’ultimo romanzo di Andrea De Carlo, Villa Metaphora (Bompiani), un romanzo di oltre 900 pagine. E, arrivato a metà, non posso fare a meno di chiedermi se è un capolavoro. Sì, un capolavoro: una parola, un giudizio che – sia chiaro – ho chiamato in causa molto raramente per la narrativa contemporanea. Per Lo stato delle cose di Richard Ford, per La torre di Uwe Tellkamp, mai, se la memoria non m’inganna, per scrittori italiani…

Ebbene, la sensazione è che De Carlo abbia davvero realizzato un’opera di grande valore, congegnata in maniera perfetta dal punto di vista narrativo, dando prova di una padronanza assoluta della materia e della lingua; piena di storia e di storie, di personaggi, di trama, di plot, insomma, non un puro e manieristico esercizio letterario; ricca di implicazioni, significati, rimandi all’attualità nemmeno tanto coperti, ma non per questo meno efficaci ed esilaranti…

Un capolavoro, dunque? Lo scriverò appena conclusa la lettura. Intanto segnalo la presenza di un libro ispirato, maturo, avvincente, che profuma di…

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Chi sono

Sono nato a Vicenza nel 1968. Mi sono laureato in Filosofia a Padova con una tesi su Martin Heidegger, poi ho frequentato il Biennio di giornalismo dell’Ifg di Milano. Sono il responsabile del settore Cultura e spettacoli di Famiglia Cristiana. Mi sto occupando di Filosofia per bambini e per comunità (P4C). [leggi tutto...]

Preghiere selvatiche

There's a blaze of light In every word It doesn't matter which you heard The holy or the broken Hallelujah
Leonard Cohen

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