18 Apr 2021

Rileggendo “Essere singolare plurale” di Nancy al tempo del Covid: nessun vivente è un’isola

L’opera del filosofo francese (vedi l’articolo precedente) può essere riletta e capita anche alla luce dell’esperienza che stiamo vivendo, la pandemia. Tentando di individuare un insegnamento, molti lo hanno riassunto così: “Nessun uomo è un’isola”. L’intento è di sottolineare l’interdipendenza radicale di ogni essere umano. Un modo nuovo di riscoprire il con che ci costituisce più di ogni altra cosa.

Abbiamo visto che è così, nel bene e nel male. Nella relazione avviene il contagio, ma senza relazione né siamo in grado di vivere (se non una vita miserevole) né di salvarci e curarci. Il con è ancora una volta decisivo.

Tuttavia, quella massima “Nessuno uomo si salva da solo” va forse aggiornata in “Nessun vivente si salva da solo”. Lo stiamo capendo sempre meglio: senza un rapporto equilibrato, sostenibile e armonico con gli altri esseri venti, la natura, l’ecosistema, il pianeta… non c’è futuro. E Nancy ha chiarito che il noi del con non è solo l’essere umano, ma ogni essente. Tutto è relazione, tutti siamo relazione, non solo i soggetti pensanti, ma ogni vivente.

È tempo di seppellire definitivamente lo specismo e l’antropocentrismo: se davvero l’uomo ha la specificità (non superiorità) del pensiero, questa dovrebbe servirgli a capire che non ha diritto di distruggere nessun’altra forma di vita.

E il Covid sta a ricordarcelo ancora meglio: è ormai certo che la diffusione di virus è frutto della nostra invasione di ecosistemi che dovremmo lasciare tranquilli.

Sembra che la pandemia ci aiuti a capire più a fondo la lezione di Nancy. 

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Chi sono

Sono nato a Vicenza nel 1968. Mi sono laureato in Filosofia a Padova con una tesi su Martin Heidegger, poi ho frequentato il Biennio di giornalismo dell’Ifg di Milano. Sono caporedattore e responsabile del settore Cultura e spettacoli di Famiglia Cristiana. Mi sto occupando di Filosofia per bambini e per comunità (P4C). [leggi tutto…]

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