Elenco degli articoli taggati con "pensare Archives - Paoloperazzolo.it"

12 Gen 2013

Chi legge romanzi sa pensare bene

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“Il sonno” di Salvador Dalì.

In un bell’articolo su La Stampa di giovedì scorso Paolo Bertinetti raccontava che le più prestigiose università americane (Harvard, Princeton) hanno inserito l’obbligo di esami in materie umanistiche anche nei corsi di studi tecnici. Un ingegnere, ad esempio, dovrà studiare anche un po’ di letteratura e leggersi qualche romanzo.

Il 19 gennaio all’Università Cattolica di Milano si terrà un’interessante giornata di studi promossa da Pubblicità progresso dall’eloquente titolo: “Allarme pensiero: gli studenti sanno sempre meno ragionare in modo strutturato, argomentato e critico?”.

C’è un forte legame fra le due cose: sono convinto che per aiutare i giovani a maturare la capacità di un pensiero critico gli studi umanistici siano fondamentali. Sono essi a dare la forma mentis necessaria ad affrontare questioni di qualsiasi natura, ad analizzarne i contenuti, a formulare delle ipotesi.

Qualche tempo fa l’Unesco ha prodotto un’esortazione alle nazioni affinché introducessero la filosofia fin nei programmi delle scuole primarie: la filosofia, infatti, è per eccellenza la disciplina che esercita, sviluppa e stimola il nostro intelletto, spingendo l’essere umano a valutare in maniera autonoma e critica ogni problema. Immaginate quale beneficio per le persone e la società ne deriverebbe se gli individui venissero educati al pensiero fin da piccoli… Purtroppo non credo che quel documento Unesco abbia prodotto grandi effetti… Resta il fatto che, soprattutto in un’epoca di vasto impiego delle tecnologie, di sovrabbondanza d’informazione e di complessità crescente (come insegna Edgar Morin: vedi) l’esercizio del pensiero dovrebbe essere la principlae preoccupazione di ogni buon educatore.

Vi sembra che tali idee abbiano non dico spazio nei programmi dei partiti politici, ma che esista almeno un serio dibattito intorno a questi temi?

26 Set 2012

Prima pensare, poi parlare (o scrivere)

Leggere prima di scivere: lui l’ha capito.

Un bell’articolo di Cristina Taglietti su la Lettura del Corriere della sera di domenica 23 settembre offriva interessanti elementi sul tema che ho affrontato in uno dei miei pezzi. In breve: oggi più che mai siamo sollecitati a scrivere, parlare, dire la nostra, prendere  posizione, insomma esporci… Le nuove tecnologie hanno esasperato questa tendenza, portata dalla società dell’apparenza e dell’io, garantendo a tutti un pulpito e una potenziale platea di uditori.

L’articolo della collega si intitola Spegnete sms e tablet. I ragazzi non sanno leggere. Richiamo uno dei passaggi cruciali: «Si è passati da un’idea di lettura che richiede silenzio e solitudine, a quella attuale fondata su impazienza e interruzioni». Qualcuno ha scritto che siamo passati da una lettura – quindi un sistema di apprendimento – verticale (che dal testo rimandava a un livello più profondo di simboli, significati, segni la cui comprensione richiedeva concentrazione e riflessione) a una lettura orizzzontale (per cui si scivola da una cosa all’altra, velocemente, senza soffermarsi). Altro passaggio fondamentale: «Forum, sms, Facebbok e Twitter veicolano testi non argomentativi, sconnessi: la scrittura è diventata una pratica non controllata». Risultato? I docenti si dicono preoccupati, perché i ragazzi non sono più in grado di affrontare ed esaminare untesto scritto.

I genitori sono soliti dire ai figli, troppo impulsivi e istintivi: “Pensa, prima di parlare”. Vale per tutti, con l’aggiunta: “Pensa e leggi, prima di parlare e di scrivere!”.

17 Set 2012

Scriviamo, scriviamo… E quando leggiamo?

Nella società in cui siamo connessi 24 ore al giorno, e in cui per stare al passo con i tempi bisogna – oltre a vivere e lavorare – avere un sito, un blog, un profilo facebook, essere iscritti al social network per la professione, e poi a quello per coltivare le nostre passioni, mandare decine di mail al giorno ecc. siamo portati a scrivere in continuazione. In ciò non vi sarebbe forse nulla di male, se non fosse per un fatto: quando leggiamo? o, più concretamente, quanto tempo ci resta per leggere?

Siamo incessantemente chiamati a “dare”, a esporci, a raccontarci, a prendere posizione, a dire la nostra su tutto, ma quando e come leggiamo, cioè studiamo, pensiamo, meditiamo, per raccogliere informazioni? Siamo una caraffa che versa acqua senza sosta, ma rischiamo di lasciarla vuota.

Mi sono fatto una domanda: da quando uso la posta elettronica, navigo in Internet, ho un blog e un tablet, ecc., il tempo che dedico alla lettura, allo studio, all’approfondimento è aumentato o diminuito? Da parte mia, è diminuito. Perciò cerco di non dimenticarmi di spegnere il tablet o il pc per concentrarmi su un libro. Se non si vuole dire sciocchezze, o cose sempre più vuote e banali, ci vorrebbe più silenzio.

Il discorso mi riporta alla mente un fenomeno che si verifica soprattutto in Italia: il numero di chi scrive è, rispetto a quello di chi legge, sproporzionato. Con il self-publishing la tendenza non può che esasperarsi.

I primi studi sulla lettura di testi in formato digitale, infine, indicano che si è portati a leggere più velocemente, ma rinunciando ad approfondire.

Non vi sembra che vi siamo molti pericoli, in tutto cio?

Non male come inizio della categoria “pensieri” di un blog, no?

Chi sono

Sono nato a Vicenza nel 1968. Mi sono laureato in Filosofia a Padova con una tesi su Martin Heidegger, poi ho frequentato il Biennio di giornalismo dell’Ifg di Milano. Sono caporedattore e responsabile del settore Cultura e spettacoli di Famiglia Cristiana. Mi sto occupando di Filosofia per bambini e per comunità (P4C). [leggi tutto…]

Preghiere selvatiche

There's a blaze of light In every word It doesn't matter which you heard The holy or the broken Hallelujah
Leonard Cohen

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