18 Set 2012

Maledetto Dostoevskij! (Vera letteratura: 1)

Atiq Rahimi con una copia francese di “Pietra di pazienza”.

Questa è letteratura, ragazzi. Avevo conosciuto Atiq Rahimi attraverso il suo Pietra di pazienza, con cui aveva vinto il prestigioso Goncourt nel 2008. Splendido. Ora ho letto il recente Maledetto Dostoevskij, pubblicato, come il precedente libro, da Einaudi. E la sensazione, a lettura ultimata, è che siamo in presenza della vera, grande letteratura. Sensazione che non capita di provare tanto spesso. Ci sono libri più o meno riusciti, più o meno buoni; e poi i grandi libri, quelli che fanno vivere la letteratura e rendono immortale il romanzo – a dispetto delle polemiche sulla sua fine.

Un ragazzo sta per ammazzare una vecchia usuraia che costringe la fidanzata a prostituirsi. E, ascia alla mano, sospesa in aria, gli viene in mente Delitto e castigo di Dostoevskij. Che non cesserà di maledire in tutto il romanzo, perché assumerà i connotati della coscienza, che gli conficca nel cuore un senso di colpa da cui non riuscirà a liberarsi se non sottoponendosi a giudizio.

Alcune pagine sono memorabili. Valga la prova”orecchie alle pagine”: ne ho fatte ben 22. Pagine che valgono come e più di un trattato di filosofia morale e di diritto.

Come? Non si fanno le orecchie alle pagine? Sappi che nemmeno io li ho fatti, fino a qualche anno fa, considerando il libro alla stregua di un oggetto sacro che, quasi immacolato, doveva passare dalle mie mani alla libreria. Invecchiando, ho cambiato idea. Un libro diventa tuo nella misura in cui lo vivi. E lasciare un segno materiale, quale l’orecchia, alla pagina, mi permette non solo di ritrovare facilmente alcuni passaggi o dialoghi, ma anche di tornare a leggermeli quando, in futuro, mi ritornerà alla mente la storia.

Su questo libro scriverò una recensione per Il nostro tempo.

3 Comments

  • Bella l’idea della “prova orecchie alle pagine”, però io non le faccio. Preferisco leggere con una matita in mano (sottolineo: matita, non penna, non pennarello, vade retro evidenziatore) è il mio modo di mediare tra l’esigenza di rispettare il libro e quella di ritrovare a vista la mia lettura. Purtroppo ho anch’io imparato tardi, come ho imparato tardi a lasciare i libri che per qualche motivo in quel momento non mi corrispondono. Una volta mi sentivo in dovere di finire i libri, col tempo ho cambiato idea: lascio senza pietà, perché fatte salve le necessità professionali, leggo per piacere e ci sarà già la vita a non darmi il tempo necessario per leggere tutto ciò che vorrei, perciò scelgo, prendo, lascio senza sensi di colpa. A volte riprendo in momenti diversi della vita. A volte no. Da quando faccio così leggo più di prima.

    • Anch’io ho imparato solo da poco a lasciare un libro che non mi interessava, ma, come dici tu, credo sia giusto farlo: per noi stessi (il tempo è breve e fugge!) e per tutti i bei libri che sono lì ad aspettarci. Un libro, poi, per risultare bello non deve corrispondere in pieno alle mie idee. L’essenziale è che dica qualcosa, o che abbia qualcosa da dire, che smuova il cervello e il cuore in qualche direzione. I libri da encefalogramma piatto abbondoniamoli serenamente al loro destino.

  • […] Un altro capitolo della serie “vera letteratura” (vedi qui e […]

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Chi sono

Sono nato a Vicenza nel 1968. Mi sono laureato in Filosofia a Padova con una tesi su Martin Heidegger, poi ho frequentato il Biennio di giornalismo dell’Ifg di Milano. Sono caporedattore e responsabile del settore Cultura e spettacoli di Famiglia Cristiana. Mi sto occupando di Filosofia per bambini e per comunità (P4C). [leggi tutto…]

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